Prime battute della commissione della pala Aldobrandini
Date Issued
August 13, 1603
Coverage Temporal
XVII sec.
Author(s)
Content
1603, 13 agosto
Commento
Giacomo Sorbolongo in Roma scrive al duca di Urbino (Gronau [1936] 2011, pp. 176-177, n. CCXXXIX). Sorbolongo, emissario della corte urbinate a Roma, è stato convocato da Clemente VIII, il quale ha richiesto una pala di Barocci per la nuova cappella che il pontefice sta facendo costruire nella navata destra di Santa Maria sopra Minerva, progettata da Giacomo Della Porta e dopo la morte di questi nel 1602 condotta da Carlo Maderno, e destinata ad accogliere i sepolcri dei genitori del papa, Salvestro Aldobrandini e Luisa Deti. Clemente VIII, pur disponendo del Cavalier d'Arpino («Iseppino») e consapevole delle cattive condizioni di salute e dell'età avanzata di Barocci e di non volere lui stesso attendere troppo a lungo per la consegna dell'opera, desidera dal maestro urbinate un'Ultima Cena. Il papa si rende conto altresì che il soggetto è difficilmente praticabile per via del formato alto e stretto che la pala deve avere per adattarsi al vano d'altare. Per ogni questione relativa alla qualità dei lumi cui la pala sarebbe stata esposta e per ogni dettaglio della commissione, il papa invita Barocci a contattare il proprio maestro di casa, il patriarca di Gerusalemme Flavio Biondi, esperto committente (vedi Moretti 2015), con la preghiera di tenere l'affare riservato, anche per un riguardo nei confronti del Cavalier d'Arpino. Sorbolongo rileva l'importanza politica e diplomatica di soddisfare questa richiesta del papa. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Stasera verso il tardi il papa mi ha fatto chiamare, et quando sono stato dentro, mi ha detto ridendo, che se bene era cosa leggieri, per la quale mi havea fatto dimandare, era però un suo gusto et seguitò, come fa fabricare una capella qui nella Minerva in memoria de' suoi padre, madre et fratelli, et desiderando, che nell'altare di essa ci fosse il quadro fatto da vallente huomo, se bene qui ce ne sono, et in particulare ha Iseppino, non dimeno si sodisfarebbe assai haverlo di mano del Baroccio, et li sarebbe di piacere pigliasse tale impresa, interogandomi s'egli sia in termine di potere venire qua poiché ha inteso, che è vecchio, et malsano. Li ho risposto, che questo sarebbe un segnalato honore per li nostri paesi, che esso Baroccio potesse servire Sua Beatitudine, ma che non solo non sarebbe verso venisse qua, ma io temeva grandemente non sarà meno da potere accettare tale ca|rico per la sua vecchiezza, et poca sanità, toccandoli di più, che egli ha ricusato diverse opere anco di persone grandi, et che Vostra Altezza medesima non può havere altro da lui, et che quando bene per prontezza di divotione et obedientia verso la Santità Sua accettasse di mettersi all'impresa, ci vorrebbe otto o dieci anni a finirla, sicome è seguito negl'altri quando anco era in migliore stato, cercando farli conoscere l'impossibilità quasi di esso Baroccio, et non che non si fosse per servirla più che volontier. Ripigliò pure soridendo, che per lei non farebbe ci andassero gl'anni, perché non verrebbe a tempo lo potesse vedere, pure volessi scriverne un poco, soggiongendomi, che il soggetto vorrebbe fosse d'una Cena, sebene sarà difficile di compartirvelo, essendo il vano di esso altare alto, come sono ordinariamente, ma che| il valore del Baroccio potrebbe supplire al tutto aiutato dal favore di Vostra Altezza, et che se per li lumi o altro mi bisognarà sapere niente, ne tratti con monsignor Patriarca suo maestro di casa, et in spetie desidera non si sappia da altri tal pratica, massime per rispetto d'Iseppino: siché mi è parso dar conto di tutto ciò a Vostra Altezza stessa, stando certo, che, dove vedesse via, che Sua Beatitudine potesse restarne servita, sentirebbe gusto, così seguisse et facilitarebbe, sicome mi persuado, che il Baroccio si contentarebbe lasciare dell'altre imprese per attendere a questa, che per conto del pagamento crederei restarebbe pienamente sodisfatto, et secondo mi si ordinarà, così procurarò obedire, non havendo saputo, come ricusare tale offitio […]».
Commento
Giacomo Sorbolongo in Roma scrive al duca di Urbino (Gronau [1936] 2011, pp. 176-177, n. CCXXXIX). Sorbolongo, emissario della corte urbinate a Roma, è stato convocato da Clemente VIII, il quale ha richiesto una pala di Barocci per la nuova cappella che il pontefice sta facendo costruire nella navata destra di Santa Maria sopra Minerva, progettata da Giacomo Della Porta e dopo la morte di questi nel 1602 condotta da Carlo Maderno, e destinata ad accogliere i sepolcri dei genitori del papa, Salvestro Aldobrandini e Luisa Deti. Clemente VIII, pur disponendo del Cavalier d'Arpino («Iseppino») e consapevole delle cattive condizioni di salute e dell'età avanzata di Barocci e di non volere lui stesso attendere troppo a lungo per la consegna dell'opera, desidera dal maestro urbinate un'Ultima Cena. Il papa si rende conto altresì che il soggetto è difficilmente praticabile per via del formato alto e stretto che la pala deve avere per adattarsi al vano d'altare. Per ogni questione relativa alla qualità dei lumi cui la pala sarebbe stata esposta e per ogni dettaglio della commissione, il papa invita Barocci a contattare il proprio maestro di casa, il patriarca di Gerusalemme Flavio Biondi, esperto committente (vedi Moretti 2015), con la preghiera di tenere l'affare riservato, anche per un riguardo nei confronti del Cavalier d'Arpino. Sorbolongo rileva l'importanza politica e diplomatica di soddisfare questa richiesta del papa. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Stasera verso il tardi il papa mi ha fatto chiamare, et quando sono stato dentro, mi ha detto ridendo, che se bene era cosa leggieri, per la quale mi havea fatto dimandare, era però un suo gusto et seguitò, come fa fabricare una capella qui nella Minerva in memoria de' suoi padre, madre et fratelli, et desiderando, che nell'altare di essa ci fosse il quadro fatto da vallente huomo, se bene qui ce ne sono, et in particulare ha Iseppino, non dimeno si sodisfarebbe assai haverlo di mano del Baroccio, et li sarebbe di piacere pigliasse tale impresa, interogandomi s'egli sia in termine di potere venire qua poiché ha inteso, che è vecchio, et malsano. Li ho risposto, che questo sarebbe un segnalato honore per li nostri paesi, che esso Baroccio potesse servire Sua Beatitudine, ma che non solo non sarebbe verso venisse qua, ma io temeva grandemente non sarà meno da potere accettare tale ca|rico per la sua vecchiezza, et poca sanità, toccandoli di più, che egli ha ricusato diverse opere anco di persone grandi, et che Vostra Altezza medesima non può havere altro da lui, et che quando bene per prontezza di divotione et obedientia verso la Santità Sua accettasse di mettersi all'impresa, ci vorrebbe otto o dieci anni a finirla, sicome è seguito negl'altri quando anco era in migliore stato, cercando farli conoscere l'impossibilità quasi di esso Baroccio, et non che non si fosse per servirla più che volontier. Ripigliò pure soridendo, che per lei non farebbe ci andassero gl'anni, perché non verrebbe a tempo lo potesse vedere, pure volessi scriverne un poco, soggiongendomi, che il soggetto vorrebbe fosse d'una Cena, sebene sarà difficile di compartirvelo, essendo il vano di esso altare alto, come sono ordinariamente, ma che| il valore del Baroccio potrebbe supplire al tutto aiutato dal favore di Vostra Altezza, et che se per li lumi o altro mi bisognarà sapere niente, ne tratti con monsignor Patriarca suo maestro di casa, et in spetie desidera non si sappia da altri tal pratica, massime per rispetto d'Iseppino: siché mi è parso dar conto di tutto ciò a Vostra Altezza stessa, stando certo, che, dove vedesse via, che Sua Beatitudine potesse restarne servita, sentirebbe gusto, così seguisse et facilitarebbe, sicome mi persuado, che il Baroccio si contentarebbe lasciare dell'altre imprese per attendere a questa, che per conto del pagamento crederei restarebbe pienamente sodisfatto, et secondo mi si ordinarà, così procurarò obedire, non havendo saputo, come ricusare tale offitio […]».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 149, f. 1652r-1653r
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011; M. Moretti, Committenti, intermediari e pittori tra Roma e Venezia attorno al 1600: i ritratti di Domenico Tintoretto per il nunzio Graziani e una perduta "Pentecoste" di Palma il Giovane per Fabio Biondi, in "Storia dell'arte", n. s. 41, 2015, pp. 21-42.
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011; M. Moretti, Committenti, intermediari e pittori tra Roma e Venezia attorno al 1600: i ritratti di Domenico Tintoretto per il nunzio Graziani e una perduta "Pentecoste" di Palma il Giovane per Fabio Biondi, in "Storia dell'arte", n. s. 41, 2015, pp. 21-42.
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Giacomo Sorbolongo
Francesco Maria II della Rovere
Clemente VIII
Cavalier d’Arpino
Flavio Biondi
Project

