Il duca di Urbino giustifica Barocci di tutte le sue imbarazzanti lentezze
Date Issued
July 5, 1590
Coverage Temporal
XVI sec.
Author(s)
Content
1590, 5 luglio
Commento
Il duca di Urbino in Pesaro scrive a Bernardo Maschi (Gronau [1936] 2011, pp. 200-201, n. CCLXXXVIII) riferendo di sentirsi irritato dalla pressione che il conte di Chinchon esercita per ottenere il dipinto di Barocci richiesto l'anno precedente (vedi 1589, 13 aprile; 1590, 24 maggio; 1590, 26 maggio). Torna a esporre i consueti argomenti sulla estrema lentezza dei tempi di lavoro di Barocci, e a enumerare le varie opere che gli erano state ordinate o invano o esasperando i committenti: il quadro per il conte di Olivares (vedi 1588, 6 febbraio, 11 febbraio, 17 febbraio, 22 febbraio; 1589, 15 gennaio; 1590, 28 febbraio; 1590, 8 marzo; 1590, 21 giugno); quello per la sorella principessa di Bisignano (vedi 1590, 1 febbraio; 1590, 8 marzo; 1590, 21 giugno; 1658, ante 7 settembre); la Vocazione di Sant’Andrea per Filippo II, inviata in Spagna nel 1588, e la Fuga di Enea da Troia spedita nel 1589 a Rodolfo II, per i quali il duca stesso aveva tollerato una lunga attesa. L'ambasciatore urbinate presso la corte spagnola Bernardo Maschi in una precedente lettera doveva avere inoltre suggerito la possibilità di fare eseguire il dipinto da un altro artista, allo scopo di potere comunque compiacere il conte di Chinchon, ma Francesco Maria obietta che l'unico altro artista valido teoricamente a sua disposizione, Federico Zuccaro, era allora operoso a Roma, e per giunta dopo la sfortunata partecipazione ai lavori dell'Escorial non godeva di alcun credito in Spagna. Il duca precisa, inoltre, che non avrebbe risposto alla lettera sull'argomento inviatagli da Pompeo Leoni, delegando la questione a un colloquio a voce che Maschi avrebbe potuto avere con lo scultore. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«[…] Ci par che vogliate quasi la burla con noi per conto dell'havere a proveder il conte di Cincione di pitture di mano del Baroccio, poiché più d'una volta havete già inteso che non si tratta solamente di cosa difficile a cavar opere dalle mani di quest'huomo, ma impossibile ancora. V'è stato scritto non solo la lentezza sua naturale che è cosa quasi incredibile, et le indispositioni, che tuttavia lo molestano più, tenendolo inoperabile la maggior parte del tempo, ma le disperationi ancora che se li causano tutte le volte che si ragiona di metterli qualche lavoro per le mani. V'è stato parimente detto che havendo egli preso lavori le decine degli anni sono, et havutone la sua mercede un pezzo fa, sta ostinato in non voler accettarne verun altro fin che non habbia forniti quelli, di modo che essendo noi stati ricerchi tre anni sono dal conte d'Olivares di farli fare un quadro per lui, non è stato pur possibile di farli pigliar pur il pennello in mano per darli principio, non ch'altro, e sa Dio quanto desideriamo che sia servito, né men un altro per la principessa di Bisignano nostra sorella che lo desiderava in estremo, et noi che pur ci compiaciamo la parte nostra di cose simili et n'haressimo particularmente desiderato di mano sua, havessimo pur una figuretta delle sue che ci parrebbe assai. Dui quadri soli che gl'habbiam fatti fare, quello di Santo Andrea per il re, et un altro per l'imperatore, né ci andò manco tempo di 4 anni per uno ad haverli, che anche questo sapete. È ben strano assai che di lui non potiam prometter et valere in conto alcuno si può dire, ma molto più ancora che per causa sua noi habbiam ad acquistarci hora una malevolenza et hora un'altra, il che ci dispiace tanto che poco men che non diciamo di desiderar che muoia per non haver più di questi travagli. Al conte di Cincione noi desideriam di servire quanto voi set'informato, et lo faressimo volontieri in questo ancora, ma voi sentite gl'impedimenti che vi sono, et le impossibilità di farlo, le quali da lui stesso sono reputate tali, che molto alla libera dice non darli l'animo di compir pure i lavori principiati da tanti anni in qua, non che farne degli altri. Quanto poi al farli far secondo che si propone d'altra mano, voi dovete saper che dello stato non v'è altro che 'l Zuccaro, il qual se ne sta a Roma, et l'opere sue in che conto sieno tenute costà, voi lo sapete. De' creati che sappino qualche cosa, per lor gratia non ne fanno, siché è ben che veniate un po' considerando tutte queste difficoltà, che son anco maggiori di quel che si dice, et proponendo poi ciò che vi parrebbe che si potesse fare, che noi tanto non sappiam ritrovare modo di superarle. Il dir mo' che si potrebbon far fare da altri per servire il conte di Cincione che ne ricerca altri principi ancora, non ci quadra niente, perché havendo a far le cose non sapressimo mai condurci a farle dosenali, massime a concorrenza d'altri come si scrive. Noi aspetterem di vedere infatti ciò che vi parrà di dire sopra ciò, veduta questa nostra, che non possiam esser corrivi in somma a prometter quel che non veggiammo di poter attender o che attender non si potrebbe, se non dosienalmente; e forse che non havemo l'essempio fresco innanzi del quadro di Sant'Andrea che si mandò stimato quanto voi sapete, et del giuditio fatto delle pitture del Zuccaro che noi non lo teniam per molto inferiore al Barocci. Lassiam di toccarci la spesa d'un par de migliara di scudi che questi due quadri per il manco vorrebbono, et che poche occasioni havemo di sbruttarci con questi ministri per esser cose sì ben note a voi, come se sieno a noi, e divers'altre cose che si potrebbon dire, stando solamente ad aspettare che ci diciate ciò che vi parerà, inteso tutto quel che di sopra è detto, acciò facciamo manco nimicitie che sia possibile. A Pompeo Leoni non rispondemo lasciando che voi li veniate discorrendo le medesime cose a voi scritte».
Commento
Il duca di Urbino in Pesaro scrive a Bernardo Maschi (Gronau [1936] 2011, pp. 200-201, n. CCLXXXVIII) riferendo di sentirsi irritato dalla pressione che il conte di Chinchon esercita per ottenere il dipinto di Barocci richiesto l'anno precedente (vedi 1589, 13 aprile; 1590, 24 maggio; 1590, 26 maggio). Torna a esporre i consueti argomenti sulla estrema lentezza dei tempi di lavoro di Barocci, e a enumerare le varie opere che gli erano state ordinate o invano o esasperando i committenti: il quadro per il conte di Olivares (vedi 1588, 6 febbraio, 11 febbraio, 17 febbraio, 22 febbraio; 1589, 15 gennaio; 1590, 28 febbraio; 1590, 8 marzo; 1590, 21 giugno); quello per la sorella principessa di Bisignano (vedi 1590, 1 febbraio; 1590, 8 marzo; 1590, 21 giugno; 1658, ante 7 settembre); la Vocazione di Sant’Andrea per Filippo II, inviata in Spagna nel 1588, e la Fuga di Enea da Troia spedita nel 1589 a Rodolfo II, per i quali il duca stesso aveva tollerato una lunga attesa. L'ambasciatore urbinate presso la corte spagnola Bernardo Maschi in una precedente lettera doveva avere inoltre suggerito la possibilità di fare eseguire il dipinto da un altro artista, allo scopo di potere comunque compiacere il conte di Chinchon, ma Francesco Maria obietta che l'unico altro artista valido teoricamente a sua disposizione, Federico Zuccaro, era allora operoso a Roma, e per giunta dopo la sfortunata partecipazione ai lavori dell'Escorial non godeva di alcun credito in Spagna. Il duca precisa, inoltre, che non avrebbe risposto alla lettera sull'argomento inviatagli da Pompeo Leoni, delegando la questione a un colloquio a voce che Maschi avrebbe potuto avere con lo scultore. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«[…] Ci par che vogliate quasi la burla con noi per conto dell'havere a proveder il conte di Cincione di pitture di mano del Baroccio, poiché più d'una volta havete già inteso che non si tratta solamente di cosa difficile a cavar opere dalle mani di quest'huomo, ma impossibile ancora. V'è stato scritto non solo la lentezza sua naturale che è cosa quasi incredibile, et le indispositioni, che tuttavia lo molestano più, tenendolo inoperabile la maggior parte del tempo, ma le disperationi ancora che se li causano tutte le volte che si ragiona di metterli qualche lavoro per le mani. V'è stato parimente detto che havendo egli preso lavori le decine degli anni sono, et havutone la sua mercede un pezzo fa, sta ostinato in non voler accettarne verun altro fin che non habbia forniti quelli, di modo che essendo noi stati ricerchi tre anni sono dal conte d'Olivares di farli fare un quadro per lui, non è stato pur possibile di farli pigliar pur il pennello in mano per darli principio, non ch'altro, e sa Dio quanto desideriamo che sia servito, né men un altro per la principessa di Bisignano nostra sorella che lo desiderava in estremo, et noi che pur ci compiaciamo la parte nostra di cose simili et n'haressimo particularmente desiderato di mano sua, havessimo pur una figuretta delle sue che ci parrebbe assai. Dui quadri soli che gl'habbiam fatti fare, quello di Santo Andrea per il re, et un altro per l'imperatore, né ci andò manco tempo di 4 anni per uno ad haverli, che anche questo sapete. È ben strano assai che di lui non potiam prometter et valere in conto alcuno si può dire, ma molto più ancora che per causa sua noi habbiam ad acquistarci hora una malevolenza et hora un'altra, il che ci dispiace tanto che poco men che non diciamo di desiderar che muoia per non haver più di questi travagli. Al conte di Cincione noi desideriam di servire quanto voi set'informato, et lo faressimo volontieri in questo ancora, ma voi sentite gl'impedimenti che vi sono, et le impossibilità di farlo, le quali da lui stesso sono reputate tali, che molto alla libera dice non darli l'animo di compir pure i lavori principiati da tanti anni in qua, non che farne degli altri. Quanto poi al farli far secondo che si propone d'altra mano, voi dovete saper che dello stato non v'è altro che 'l Zuccaro, il qual se ne sta a Roma, et l'opere sue in che conto sieno tenute costà, voi lo sapete. De' creati che sappino qualche cosa, per lor gratia non ne fanno, siché è ben che veniate un po' considerando tutte queste difficoltà, che son anco maggiori di quel che si dice, et proponendo poi ciò che vi parrebbe che si potesse fare, che noi tanto non sappiam ritrovare modo di superarle. Il dir mo' che si potrebbon far fare da altri per servire il conte di Cincione che ne ricerca altri principi ancora, non ci quadra niente, perché havendo a far le cose non sapressimo mai condurci a farle dosenali, massime a concorrenza d'altri come si scrive. Noi aspetterem di vedere infatti ciò che vi parrà di dire sopra ciò, veduta questa nostra, che non possiam esser corrivi in somma a prometter quel che non veggiammo di poter attender o che attender non si potrebbe, se non dosienalmente; e forse che non havemo l'essempio fresco innanzi del quadro di Sant'Andrea che si mandò stimato quanto voi sapete, et del giuditio fatto delle pitture del Zuccaro che noi non lo teniam per molto inferiore al Barocci. Lassiam di toccarci la spesa d'un par de migliara di scudi che questi due quadri per il manco vorrebbono, et che poche occasioni havemo di sbruttarci con questi ministri per esser cose sì ben note a voi, come se sieno a noi, e divers'altre cose che si potrebbon dire, stando solamente ad aspettare che ci diciate ciò che vi parerà, inteso tutto quel che di sopra è detto, acciò facciamo manco nimicitie che sia possibile. A Pompeo Leoni non rispondemo lasciando che voi li veniate discorrendo le medesime cose a voi scritte».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 288, f. 560v-561v
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Francesco Maria II della Rovere
Diego Fernández de Cabrera y Bobadilla
conte di Chinchon
Bernardo Maschi
Isabella della Rovere
Filippo II
Rodolfo II
Enrique de Guzmán conte di Olivares
Federico Zuccaro
Pompeo Leoni
Project

