Incertezze sull’impegno di Barocci per i due quadri della cappella del Sacramento
Date Issued
April 1, 1590
Coverage Temporal
XVI sec.
Content
1590, 1 aprile
Commento
Il preposto d’Urbino scrive a Giulio Veterani (Gronau [1936] 2011, p. 169, n. CCXXIII; ma completa in Krommes 1912, pp. 87-88) a proposito del problema della sostituzione del Maestro di Cappella della cattedrale (il fiammingo Leonardo Meldert che aveva ricoperto quel ruolo già al tempo di Guidubaldo II e che si era allora trasferito a Orvieto), e della disponibilità di Barocci ad impegnarsi nel lavoro ai due quadri per la cappella del Sacramento. Il Capitolo della cattedrale propone al pittore attraverso Francesco Maria un compenso di 1200 scudi, inferiore dunque a quello richiesto dal pittore (vedi 1590, 23 marzo). [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Io ho detto e scritto più volte a Vostra Signoria illustre che se il signor duca serenissimo si sottrahesse niente per disgratia nostra dea quella prottetione c’ha tenuto sempre di questa chiesa temerei ch’ella fosse per ruinare affatto affatto: ma perché mi giova di sperare che questo non sia per essere mai tal conosco la bontà sua, non mi perdo d’animo per qual si voglia accidente che n’avenga, e in questo particolar di messer Leonardo io ero hormai tanto disgustato di questo barbaro proceder suo, che non ne potevo sentir più se ben per ritenerlo s’è fatto quasi l’impossibile come può Vostra Signoria haver veduto benissimo, et s’ha alla fine da riputar per il meglio com’ella dice quanto il Signore ha disposto; che s’ha da credere che non sia per venirne manco il mondo, ma è però necessario signor mio che n’aiutino loro per adesso in questo, di scrivere due versi a questo Capitolo in quel muodo che le parerà, che pensino di fare una buona elettione quanto prima d’un altro mastro di Capella, e che in tanto unitamente tutti s’affatichino che la chiesa non pata; che so farà grand’effetto una littera così fatta e divertirà molti inconvenienti che vedo che soprastanno e lo dico cosi confidentemente a lei perché m’è padrona, e perché monsignor Vicario al qual anco ho parlato di questo istesso, v’andarà per quel che credo più risservato forsi che ne bisognarebbe, parendo ch’adesso ogni cosa gli faccia ombra. Intorno poi al Barocci è verissimo quant'ella dice: ma semo in ballo, e sarebbe gettato tutto il resto in un certo muodo, quando restasse priva la capella di quest'ornamento delle pitture sue; però hoggi che s'è fatto consiglio s'è discorso assai et alla fine semo venuti in questa risolutione, havendo havuto più l'occhio al poter della capella ch'al valore di dette pitture, d'offrire a messer Federico mille duecento scudi, e m'hanno ordinato questi signori consiglieri ch'io preghi Vostra Signoria come faccio che voglia lei a nome del consiglio proporglilo per conto e raguaglio dato delle forze nostre, con persuaderlo con quelle più vive ragioni che le soveranno a contentarsi di questo e in ogni caso tenga il negotio in piedi et invii, parendole, la lettera a noi, accioché nel darglila potiamo noi ancora aiutare la pratica et osservar al meno, ov'egli pieghi […]».
Commento
Il preposto d’Urbino scrive a Giulio Veterani (Gronau [1936] 2011, p. 169, n. CCXXIII; ma completa in Krommes 1912, pp. 87-88) a proposito del problema della sostituzione del Maestro di Cappella della cattedrale (il fiammingo Leonardo Meldert che aveva ricoperto quel ruolo già al tempo di Guidubaldo II e che si era allora trasferito a Orvieto), e della disponibilità di Barocci ad impegnarsi nel lavoro ai due quadri per la cappella del Sacramento. Il Capitolo della cattedrale propone al pittore attraverso Francesco Maria un compenso di 1200 scudi, inferiore dunque a quello richiesto dal pittore (vedi 1590, 23 marzo). [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Io ho detto e scritto più volte a Vostra Signoria illustre che se il signor duca serenissimo si sottrahesse niente per disgratia nostra dea quella prottetione c’ha tenuto sempre di questa chiesa temerei ch’ella fosse per ruinare affatto affatto: ma perché mi giova di sperare che questo non sia per essere mai tal conosco la bontà sua, non mi perdo d’animo per qual si voglia accidente che n’avenga, e in questo particolar di messer Leonardo io ero hormai tanto disgustato di questo barbaro proceder suo, che non ne potevo sentir più se ben per ritenerlo s’è fatto quasi l’impossibile come può Vostra Signoria haver veduto benissimo, et s’ha alla fine da riputar per il meglio com’ella dice quanto il Signore ha disposto; che s’ha da credere che non sia per venirne manco il mondo, ma è però necessario signor mio che n’aiutino loro per adesso in questo, di scrivere due versi a questo Capitolo in quel muodo che le parerà, che pensino di fare una buona elettione quanto prima d’un altro mastro di Capella, e che in tanto unitamente tutti s’affatichino che la chiesa non pata; che so farà grand’effetto una littera così fatta e divertirà molti inconvenienti che vedo che soprastanno e lo dico cosi confidentemente a lei perché m’è padrona, e perché monsignor Vicario al qual anco ho parlato di questo istesso, v’andarà per quel che credo più risservato forsi che ne bisognarebbe, parendo ch’adesso ogni cosa gli faccia ombra. Intorno poi al Barocci è verissimo quant'ella dice: ma semo in ballo, e sarebbe gettato tutto il resto in un certo muodo, quando restasse priva la capella di quest'ornamento delle pitture sue; però hoggi che s'è fatto consiglio s'è discorso assai et alla fine semo venuti in questa risolutione, havendo havuto più l'occhio al poter della capella ch'al valore di dette pitture, d'offrire a messer Federico mille duecento scudi, e m'hanno ordinato questi signori consiglieri ch'io preghi Vostra Signoria come faccio che voglia lei a nome del consiglio proporglilo per conto e raguaglio dato delle forze nostre, con persuaderlo con quelle più vive ragioni che le soveranno a contentarsi di questo e in ogni caso tenga il negotio in piedi et invii, parendole, la lettera a noi, accioché nel darglila potiamo noi ancora aiutare la pratica et osservar al meno, ov'egli pieghi […]».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 276, I, f. 532r-533r
Bibl. R. H. Krommes, Studien zu Federigo Barocci, Leipzig 1912; G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Bibl. R. H. Krommes, Studien zu Federigo Barocci, Leipzig 1912; G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Francesco Maria II della Rovere
Giulio Veterani
Preposto di Urbino
Leonardo Meldert
Project

