La Confraternita della Croce di Senigallia medita di rivolgersi a Barocci per l’ancona della chiesa
Date Issued
June 1, 1578
Coverage Temporal
XVI sec.
Corporate Body
Content
1578, 1 giugno
Commento
Il progetto per l’allestimento di una imponente ancona per l’altare maggiore della chiesa della Santa Croce viene promosso dalla Confraternita della Croce e Sagramento già nella riunione del 3 febbraio 1578, quando veniva stanziata una somma di 30 scudi per «il telaro de ligname» affidato al maestro di legname Filippo (Senigallia, Archivio della Confraternita, Libro C, f. 17v). Il modello proposto da quest’ultimo non soddisfa i committenti, e nella riunione del 1 giugno seguente i confratelli decidono di rivolgersi a Barocci, di cui essi conoscono il valore, assecondando la proposta del governatore della Confraternita, Giovanni Maria De Pietro. Viene delegato uno dei confratelli, il sarto Nicolò Gipti (Gizzi), a prendere contatto con l’artista urbinate per ottenere da lui un disegno, e per cercare di persuaderlo a recarsi a Senigaglia.
Il seguito della trattativa si segue sui verbali delle congregazioni della Confraternita, pur senza riferimenti al nome di Barocci: nel giro di un paio di settimane, maestro Nicolò è evidentemente stato a Urbino, poiché è in grado di riferire che la spesa per l’opera sarà di 600 scudi; nella discussione che segue si parla espressamente della «pittura della cona», e non più soltanto del telaio di legname, e si conviene di devolvere per la pala d’altare un importo di 300 scudi (Vecchioni 1926-1927, p. 498). La commissione sarà formalizzata solo più avanti (vedi 1579, 2 luglio). [Silvia Filauro, Mattia Giancarli]
Trascrizione
«[…] Dal signor governatore fu proposto che havendo portato la cona maestro Filippo, et essendo picola, et non essendo secondo il disegno datolli, gli fu lassata ma volendola di novop farla far o da lui o da altri, et essendo in Urbino maestro Federico pittor homo ecelente di tal arte de pittoria, fu resoluto a viva voce di mandar dal detto per haver uno disegno che sia bello secondo il modo della impresa della Croce et Sacramento, et pregato da monsignor et gientilhomeni della cità di adoperarsi detto maestro Federico, fu determinato a viva voce senza screpanza che maestro Nicolò sartor andasse lui a Urbino per haver tal disegno over far opera che detto maestro Federico vengha a Senigagla et per sua. Spesa se li dà uno scutto in tutto».
Commento
Il progetto per l’allestimento di una imponente ancona per l’altare maggiore della chiesa della Santa Croce viene promosso dalla Confraternita della Croce e Sagramento già nella riunione del 3 febbraio 1578, quando veniva stanziata una somma di 30 scudi per «il telaro de ligname» affidato al maestro di legname Filippo (Senigallia, Archivio della Confraternita, Libro C, f. 17v). Il modello proposto da quest’ultimo non soddisfa i committenti, e nella riunione del 1 giugno seguente i confratelli decidono di rivolgersi a Barocci, di cui essi conoscono il valore, assecondando la proposta del governatore della Confraternita, Giovanni Maria De Pietro. Viene delegato uno dei confratelli, il sarto Nicolò Gipti (Gizzi), a prendere contatto con l’artista urbinate per ottenere da lui un disegno, e per cercare di persuaderlo a recarsi a Senigaglia.
Il seguito della trattativa si segue sui verbali delle congregazioni della Confraternita, pur senza riferimenti al nome di Barocci: nel giro di un paio di settimane, maestro Nicolò è evidentemente stato a Urbino, poiché è in grado di riferire che la spesa per l’opera sarà di 600 scudi; nella discussione che segue si parla espressamente della «pittura della cona», e non più soltanto del telaio di legname, e si conviene di devolvere per la pala d’altare un importo di 300 scudi (Vecchioni 1926-1927, p. 498). La commissione sarà formalizzata solo più avanti (vedi 1579, 2 luglio). [Silvia Filauro, Mattia Giancarli]
Trascrizione
«[…] Dal signor governatore fu proposto che havendo portato la cona maestro Filippo, et essendo picola, et non essendo secondo il disegno datolli, gli fu lassata ma volendola di novop farla far o da lui o da altri, et essendo in Urbino maestro Federico pittor homo ecelente di tal arte de pittoria, fu resoluto a viva voce di mandar dal detto per haver uno disegno che sia bello secondo il modo della impresa della Croce et Sacramento, et pregato da monsignor et gientilhomeni della cità di adoperarsi detto maestro Federico, fu determinato a viva voce senza screpanza che maestro Nicolò sartor andasse lui a Urbino per haver tal disegno over far opera che detto maestro Federico vengha a Senigagla et per sua. Spesa se li dà uno scutto in tutto».
Archivist's Notes
Coll. Senigallia, Archivio storico della Confraternita della Croce, Libro C, f. 22v
Bibl. P.E. Vecchioni, La Chiesa della Croce e Sagramento in Sinigaglia e la Deposizione di Federico Barocci, in "Rassegna marchigiana per le arti figurative, le bellezze naturali, la musica", V, 1926-1927, pp. 497-503
Bibl. P.E. Vecchioni, La Chiesa della Croce e Sagramento in Sinigaglia e la Deposizione di Federico Barocci, in "Rassegna marchigiana per le arti figurative, le bellezze naturali, la musica", V, 1926-1927, pp. 497-503
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Giovanni Maria De Pietro
maestro Filippo
Nicolò Gipti (Gizzi)

