Barocci ha eseguito per Guidubaldo II una copia da un quadro di Tiziano
Date Issued
October 25, 1567
Coverage Temporal
XVI sec.
Author(s)
Content
1567, 25 ottobre
Commento
Federico Barocci scrive al segretario ducale Giulio Veterani riguardo a una copia da un quadro di Tiziano eseguita per Guidubaldo II della Rovere, che il pittore ha consegnato allora, insieme all’originale, all’emissario del duca incaricato di portare le opere a Pesaro (Archivio di Stato di Firenze, Urbino, Classe I, Filza 272, f. 473; Gronau [1936] 2011, p. 110, n. XCIX). La lettera è autografa. Gronau (ivi, pp. 110-111, nota 2 e p. 71) suggeriva che tale copia potesse essere individuata nella Madonna con il Bambino e due angeli, su tela, registrata come «quadro mezzano […] copiato dal Baroccio d’un originale di Titiano» nell’inventario dei dipinti spediti nel 1631 dalle collezioni roveresche a Firenze, e conservata nella Galleria Palatina (tela, cm 68 x 61, inv. 483). Il prototipo di Tiziano (o della sua bottega) nel medesimo inventario e in altre successive attestazioni (Documenti urbinati 1976, pp. 66-67 nota 4) è qualificato come su tavola. Mentre Olsen 1962, p. 103 nota 215 riteneva non identificabile la derivazione di Barocci, l’ipotesi di Gronau è senz’altro accolta da Verstegen 2007, p. 175. L’inventario roveresco del 1599 (Documenti urbinati 1976, p. 66 n. 124) menziona due copie dello stesso modello di Tiziano, delle quali una viene ascritta allo «Zuccarino», pittore che Negroni 1993, p. 101 nota 22 pensa si possa riconoscere in Giovan Giacomo Duti. Un’ulteriore copia fu ordinata dal duca Francesca Maria II della Rovere a Ventura Mazza nel 1599 (Gronau [1936] 2011, p. 67; Semenza 2005, p. 41). Già Cavalcaselle, Crowe [1877-1878] 1974, II, pp. 463-464 escludevano l’attribuzione dell’opera della Galleria Palatina a Tiziano. Negli studi della seconda metà del Novecento, sulla scia di un parere di Rodolfo Pallucchini, la tela fiorentina viene riferita a Francesco Vecellio o più genericamente alla bottega del maestro (Gabriella Incerpi in Tiziano 1978, pp. 158-160, n. 37 bis; Fausta Navarro in La Galleria Palatina 2003, II, p. 465, n. 759). Su tela sono anche le copie segnalate da Incerpi rispettivamente nel Palazzo Reale di Genova e nel Museo di Angers in deposito dal Louvre. La mano di Barocci non appare ravvisabile in alcuno di questi esemplari. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Molto magnifico signor mio osservandissimo,
Io ho recevuto una di Vostra Signoria e inteso quanto quella mi scrive. Questa matina ho consignato al fattor de Urbino li doi quadretti che li mandi a Pesaro in mano di Vostra Signoria, cioè l'originale di mano di Titiano et la copia cavata da quello di mia mano, io son tardato tanto ammandarli, perché non erano anchor sciutti alchuni colori che vi sonno nel quadretto per la grande humidità et pioggie che sono state per insino adesso, perché manegiandolo non essendo anchor sciutto facilmente si seria potuto guastar qualche cosa. Se io in questo haverò satisfatto Sua Eccellenza ne pigliarò grandissima allegrezza et contento. Con questo farò fine, bascio le mani a Vostra Signoria alla quale di continuo me li offero et raccomando, di Urbino alli 25 de octobre 1567, di Vostra Signoria servitor Federico Baroccio».
Commento
Federico Barocci scrive al segretario ducale Giulio Veterani riguardo a una copia da un quadro di Tiziano eseguita per Guidubaldo II della Rovere, che il pittore ha consegnato allora, insieme all’originale, all’emissario del duca incaricato di portare le opere a Pesaro (Archivio di Stato di Firenze, Urbino, Classe I, Filza 272, f. 473; Gronau [1936] 2011, p. 110, n. XCIX). La lettera è autografa. Gronau (ivi, pp. 110-111, nota 2 e p. 71) suggeriva che tale copia potesse essere individuata nella Madonna con il Bambino e due angeli, su tela, registrata come «quadro mezzano […] copiato dal Baroccio d’un originale di Titiano» nell’inventario dei dipinti spediti nel 1631 dalle collezioni roveresche a Firenze, e conservata nella Galleria Palatina (tela, cm 68 x 61, inv. 483). Il prototipo di Tiziano (o della sua bottega) nel medesimo inventario e in altre successive attestazioni (Documenti urbinati 1976, pp. 66-67 nota 4) è qualificato come su tavola. Mentre Olsen 1962, p. 103 nota 215 riteneva non identificabile la derivazione di Barocci, l’ipotesi di Gronau è senz’altro accolta da Verstegen 2007, p. 175. L’inventario roveresco del 1599 (Documenti urbinati 1976, p. 66 n. 124) menziona due copie dello stesso modello di Tiziano, delle quali una viene ascritta allo «Zuccarino», pittore che Negroni 1993, p. 101 nota 22 pensa si possa riconoscere in Giovan Giacomo Duti. Un’ulteriore copia fu ordinata dal duca Francesca Maria II della Rovere a Ventura Mazza nel 1599 (Gronau [1936] 2011, p. 67; Semenza 2005, p. 41). Già Cavalcaselle, Crowe [1877-1878] 1974, II, pp. 463-464 escludevano l’attribuzione dell’opera della Galleria Palatina a Tiziano. Negli studi della seconda metà del Novecento, sulla scia di un parere di Rodolfo Pallucchini, la tela fiorentina viene riferita a Francesco Vecellio o più genericamente alla bottega del maestro (Gabriella Incerpi in Tiziano 1978, pp. 158-160, n. 37 bis; Fausta Navarro in La Galleria Palatina 2003, II, p. 465, n. 759). Su tela sono anche le copie segnalate da Incerpi rispettivamente nel Palazzo Reale di Genova e nel Museo di Angers in deposito dal Louvre. La mano di Barocci non appare ravvisabile in alcuno di questi esemplari. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Molto magnifico signor mio osservandissimo,
Io ho recevuto una di Vostra Signoria e inteso quanto quella mi scrive. Questa matina ho consignato al fattor de Urbino li doi quadretti che li mandi a Pesaro in mano di Vostra Signoria, cioè l'originale di mano di Titiano et la copia cavata da quello di mia mano, io son tardato tanto ammandarli, perché non erano anchor sciutti alchuni colori che vi sonno nel quadretto per la grande humidità et pioggie che sono state per insino adesso, perché manegiandolo non essendo anchor sciutto facilmente si seria potuto guastar qualche cosa. Se io in questo haverò satisfatto Sua Eccellenza ne pigliarò grandissima allegrezza et contento. Con questo farò fine, bascio le mani a Vostra Signoria alla quale di continuo me li offero et raccomando, di Urbino alli 25 de octobre 1567, di Vostra Signoria servitor Federico Baroccio».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 272, f. 473
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Tiziano Vecellio
Guidubaldo II della Rovere
Giulio Veterani
Project

