Lodi di Barocci nell’orazione funebre di Bernardino Baldi
Date Issued
October 10, 1617
Coverage Temporal
XVII sec.
Author(s)
Content
1617, post 10 ottobre
Commento
L’orazione funebre composta da Marcantonio Battiferri Vergili per la morte di Bernardino Baldi contiene alcune menzioni di Barocci celebrato come apice contemporaneo della scuola urbinate; l’autore ricorda altresì che Baldi aveva collaborato con il vecchio Barocci come «inventore» e «consultore».
Questa testimonianza è stata oggetto di un grave fraintendimento da parte di Olsen 1962, p. 220; seguito da Emiliani 2008, II, p. 352, n. 87, senza revisioni nella critica successiva. Secondo Olsen prima ed Emiliani poi il testo dell’Oratione fornirebbe la notizia secondo cui la Madonna Albani (Roma, Collezione d’arte della Banca Nazionale del lavoro) fu l’ultimo dipinto eseguito da Barocci, ancorché rimasto incompiuto (vedi anche post 1 ottobre 1612-ante 10 ottobre 1617). Tale informazione, tuttavia, non è trasmessa dall’orazione in esame, ma da fonti settecentesche; in particolare Ireneo Affò nella sua Vita di Bernardino Baldi (Affò 1783, p. 121), estraeva questa informazione dalla biografia di Baldi stesa da Giovan Mario Crescimbeni nel 1703 e rimasta manoscritta (Crescimbeni 2001, pp. 113-114), richiamando invece correttamente il referto di Battiferri Virgili solo in merito ai rapporti intercorsi tra Federico e Bernardino: «L’ultima opera di quell’egregio pittore, cui per testimonianza del Battiferri, serviva il Baldi d’inventore e consultore nelle cose che dipinse verso la fine degli anni suoi (b), fu un quadro ordinatogli da Orazio Albani ‘rappresentante la Vergine, che tenendo appoggiati al braccio sinistro il Bambino Gesù addormentato, colla mano destra acconcia i panni della culla per mettervelo a riposare, mentre in una discreta lontananza il santo vecchio Giuseppe arruota i ferri dell'arte sua’ (c)
(b) Oraz. Funeb. Pag. 15.
(c) Crescimbeni, Vita MS. Lib. 3.». Da una lettura imprecisa di questa pagina dipende l’errore ingeneratosi negli studi moderni. [Barbara Agosti, Camilla Colzani]
Trascrizione
«Nelle arti più nobili poi della pittura, et architettura non devono tacersi il divino Raffaelle, Timoteo Viti, Girolamo Genghi, e Federico Barocci. Fu da Raffaelle ravivata la pittura con l’inventioni, con la maniera, e con la copia d’opre eccellentissime, e divine, e da gli altri d’Urbino, e dal Barocci ultimamente fu conservata, e di vaghezze accresciuta, con lo studio, e co’ i colori» (Oratione 1617, p. 11)
«Poiché a’ pittori per l’esquisita cognitione, ch’egli hebbe dell’arte, e del disegno, et al Barocci ultimamente egli servì per inventore, e per consultore» (Oratione 1617, p. 15)
Commento
L’orazione funebre composta da Marcantonio Battiferri Vergili per la morte di Bernardino Baldi contiene alcune menzioni di Barocci celebrato come apice contemporaneo della scuola urbinate; l’autore ricorda altresì che Baldi aveva collaborato con il vecchio Barocci come «inventore» e «consultore».
Questa testimonianza è stata oggetto di un grave fraintendimento da parte di Olsen 1962, p. 220; seguito da Emiliani 2008, II, p. 352, n. 87, senza revisioni nella critica successiva. Secondo Olsen prima ed Emiliani poi il testo dell’Oratione fornirebbe la notizia secondo cui la Madonna Albani (Roma, Collezione d’arte della Banca Nazionale del lavoro) fu l’ultimo dipinto eseguito da Barocci, ancorché rimasto incompiuto (vedi anche post 1 ottobre 1612-ante 10 ottobre 1617). Tale informazione, tuttavia, non è trasmessa dall’orazione in esame, ma da fonti settecentesche; in particolare Ireneo Affò nella sua Vita di Bernardino Baldi (Affò 1783, p. 121), estraeva questa informazione dalla biografia di Baldi stesa da Giovan Mario Crescimbeni nel 1703 e rimasta manoscritta (Crescimbeni 2001, pp. 113-114), richiamando invece correttamente il referto di Battiferri Virgili solo in merito ai rapporti intercorsi tra Federico e Bernardino: «L’ultima opera di quell’egregio pittore, cui per testimonianza del Battiferri, serviva il Baldi d’inventore e consultore nelle cose che dipinse verso la fine degli anni suoi (b), fu un quadro ordinatogli da Orazio Albani ‘rappresentante la Vergine, che tenendo appoggiati al braccio sinistro il Bambino Gesù addormentato, colla mano destra acconcia i panni della culla per mettervelo a riposare, mentre in una discreta lontananza il santo vecchio Giuseppe arruota i ferri dell'arte sua’ (c)
(b) Oraz. Funeb. Pag. 15.
(c) Crescimbeni, Vita MS. Lib. 3.». Da una lettura imprecisa di questa pagina dipende l’errore ingeneratosi negli studi moderni. [Barbara Agosti, Camilla Colzani]
Trascrizione
«Nelle arti più nobili poi della pittura, et architettura non devono tacersi il divino Raffaelle, Timoteo Viti, Girolamo Genghi, e Federico Barocci. Fu da Raffaelle ravivata la pittura con l’inventioni, con la maniera, e con la copia d’opre eccellentissime, e divine, e da gli altri d’Urbino, e dal Barocci ultimamente fu conservata, e di vaghezze accresciuta, con lo studio, e co’ i colori» (Oratione 1617, p. 11)
«Poiché a’ pittori per l’esquisita cognitione, ch’egli hebbe dell’arte, e del disegno, et al Barocci ultimamente egli servì per inventore, e per consultore» (Oratione 1617, p. 15)
Archivist's Notes
Bibl. Oratione funebre in lode di Monsig.or Bernardino Baldi d’Urbino abbate di Guastalla di Marc’Antonio Vergilii Battiferri, Urbino, appresso Alessandro Corvini, 1617; I. Affò, Vita di Monsignore Bernardino Baldi da Urbino primo abate di Guastalla, Parma 1783; G.M. Crescimbeni, La vita di Bernardino Baldi Abate di Guastalla, a cura di I. Filograsso, Urbino 2001
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Marcantonio Battiferri Virgili
Bernardino Baldi
Raffaello
Timoteo Viti
Girolamo Genga
Project

