I padri oratoriani della Vallicella hanno intenzione di commissionare a Barocci una terza opera
Archival Unit
17
Date Issued
December 20, 1590
Coverage Temporal
XVI sec.
Author(s)
Content
1590, 20 dicembre
Commento
Padre Germanico Fedeli in Roma scrive ad Antonio Talpa a Napoli ragguagliandolo sullo stato dei lavori di costruzione della Chiesa Nuova e dell’annessa residenza per i padri oratoriani e sulla volontà di questi ultimi di allogare a Barocci una terza opera, dopo la Visitazione ricevuta nel 1586 e dopo la Presentazione di Maria al Tempio ordinatagli in data certamente anteriore a quella della lettera in esame. Il dipinto cui si allude è con ogni probabilità l’Incoronazione della Vergine prevista per la cappella Glorieri nel transetto destro, commissione rifiutata da Barocci (vedi 1591, 6 dicembre).
Si fa qui riferimento al progetto architettonico elaborato (1581-1586) da Martino Longhi il Vecchio (1534-1591) su richiesta del vescovo di Narni, il cardinale Pierdonato Cesi (vedi Baglione [1642] 2023, I, pp. 196-197 nota 8), e allora nelle mani del giovane figlio Onorio (1568-1619). Martino Longhi sarebbe scomparso l’anno seguente, ma risulta qui già dato per morto.
Fedeli riferisce poi di un sopralluogo al cantiere compiuto da Giacomo Della Porta (1532/1538-1602), subentrato come architetto della fabbrica nel 1585 (Barbieri, Barchiesi, Ferrara 1995, p. 16), e di consultazioni sull’architettura della chiesa avvenute con «padre Gio. del Giesù», identificabile con l’architetto e pittore gesuita Giuseppe Valeriano (1542-1596). Si accenna infine all’opportunità di disporre di una chiesa sicura dagli incendi, rammentando quello che aveva distrutto la fabbrica quattrocentesca di San Salvatore in Lauro nel 1591 (Baglione [1642] 2023, I, p. 283 e nota 10) (Verstegen 2015, p. 81, nota 57 senza trascrizione). [Barbara Agosti, Alberto Bianco, Camilla Colzani]
Trascrizione
«Ho preso dal banco delli Olgiati scudi cento cinquantasei di moneta e soldi ottanta come dalle mie quietanze che avevate mandate cosi vedrà che tanti non li ho spesi nella spedicione delle bolle di san Cosmo et Damiano. Al padre Tomasso diedi li undeci scudi che doveva avere et V.B. li metteva al conto di Tarugi, come anco quelli che devo al Prometeo che già gli ho detto che sono a sua posta.
Si sono trovate le colonne verde et sono belle e non si farà alla divisa come bisognava se Iddio non ce le mandava ch’è stato gratia particolar, l’ho pagate 300 scudi et in questa carestia vagliono ogni danaro, sono giuste secondo il bisogno, alte 15 piedi lavorate che non occorre se non lustrarle et fatte le feste si dia principio alla cappella; de’ quadri si stava aspettando quello che facci il Barozzi et se fosse per metter mano a quello del Vescovo presto si potrebbe incaparrare per l’altro nel modo che lei scriveva ma s’allunga, le genti vorrebbono a giorni loro vedere compita la chiesa.
Gli mando la facciata che la buona memoria del Martino fece intagliare ma con patto che me la rimandi che con fatica ho avuta dal figliolo del Martino, quale facendo professione di architetto vorrebbe continuare, ma essendo giovane non avendo noi bisogno più che tanto di architetti avendo anco la pianta della casa, non vorrei obligarvegli onde non vorrei avergliere adomendare altra, vostra beatitudine la consideri et me la rimandi che ne ho bisogno per vedere li scarpellini quanto ne vogliano che sarà facil cosa che il vescovo se risolve a metterci mano hora che me ne ha quasi dato parola. Dicami quello che gli pare al padre Gio. del Giesù gli piace assai da alcune cosette in poi che non sono essenziale, et l’altezza conrespondeva benissimo [***] si seguono a sfondare le cappelle che sarà larghezza conveniente et proportionata. Nella volta il detto padre et messer Giacomo della Porta che fu l’altro ieri in chiesa che mai haveva vista finita et la laudò grandemente dicono che si può fare et con poca spesa si possono fortificare li fianchi, et molto più sarà sicura sfondandosi le altre cappelle. [174v] Nell’aere per la habitatione farà qualche danno massime che ci leva il vento ponente, pur essendo la maggior parte dell’habitatione verso la strada di Parione che è tramontana, et levante non sarà cattiva, et dalla banda di [***] et chiesa si potrà fare oratorio, libraria et alcune stanze et comodità non tanto abitabile et questa incomodità mette conto ad haverla per haver la chiesa bella, compita et secura dal fuoco che in Roma quest’anno se ne è alargata una che aveva il soffitto che è San Salvatore del Lauro che credo havete inteso.
Le tegole fanno bella vista e si mettono con molta diligenza et messer Jacopo l’approva com’anco ha approvato la mutatione del cornicione et tutta l’architettura da alcune cosette in poi che concernono più l’ornamento del quale lui fa particolar professione che alla sostanza ch’è quanto mi resta dirgli intorno a questo. Gli bacio le mani et me gli racomando con particolare affetto acciò secondo il mio bisogno in queste feste mi dia larga mancia delle sue orationi et me la procuri da tutti di casa et in specie dalla [***] fervore de’ novitii quali tutti saluto nel Signore et gli prego le bone feste et augmento di Spirito santo Roma di 20 di decembre 1590 [….] Germanico Fedeli».
Commento
Padre Germanico Fedeli in Roma scrive ad Antonio Talpa a Napoli ragguagliandolo sullo stato dei lavori di costruzione della Chiesa Nuova e dell’annessa residenza per i padri oratoriani e sulla volontà di questi ultimi di allogare a Barocci una terza opera, dopo la Visitazione ricevuta nel 1586 e dopo la Presentazione di Maria al Tempio ordinatagli in data certamente anteriore a quella della lettera in esame. Il dipinto cui si allude è con ogni probabilità l’Incoronazione della Vergine prevista per la cappella Glorieri nel transetto destro, commissione rifiutata da Barocci (vedi 1591, 6 dicembre).
Si fa qui riferimento al progetto architettonico elaborato (1581-1586) da Martino Longhi il Vecchio (1534-1591) su richiesta del vescovo di Narni, il cardinale Pierdonato Cesi (vedi Baglione [1642] 2023, I, pp. 196-197 nota 8), e allora nelle mani del giovane figlio Onorio (1568-1619). Martino Longhi sarebbe scomparso l’anno seguente, ma risulta qui già dato per morto.
Fedeli riferisce poi di un sopralluogo al cantiere compiuto da Giacomo Della Porta (1532/1538-1602), subentrato come architetto della fabbrica nel 1585 (Barbieri, Barchiesi, Ferrara 1995, p. 16), e di consultazioni sull’architettura della chiesa avvenute con «padre Gio. del Giesù», identificabile con l’architetto e pittore gesuita Giuseppe Valeriano (1542-1596). Si accenna infine all’opportunità di disporre di una chiesa sicura dagli incendi, rammentando quello che aveva distrutto la fabbrica quattrocentesca di San Salvatore in Lauro nel 1591 (Baglione [1642] 2023, I, p. 283 e nota 10) (Verstegen 2015, p. 81, nota 57 senza trascrizione). [Barbara Agosti, Alberto Bianco, Camilla Colzani]
Trascrizione
«Ho preso dal banco delli Olgiati scudi cento cinquantasei di moneta e soldi ottanta come dalle mie quietanze che avevate mandate cosi vedrà che tanti non li ho spesi nella spedicione delle bolle di san Cosmo et Damiano. Al padre Tomasso diedi li undeci scudi che doveva avere et V.B. li metteva al conto di Tarugi, come anco quelli che devo al Prometeo che già gli ho detto che sono a sua posta.
Si sono trovate le colonne verde et sono belle e non si farà alla divisa come bisognava se Iddio non ce le mandava ch’è stato gratia particolar, l’ho pagate 300 scudi et in questa carestia vagliono ogni danaro, sono giuste secondo il bisogno, alte 15 piedi lavorate che non occorre se non lustrarle et fatte le feste si dia principio alla cappella; de’ quadri si stava aspettando quello che facci il Barozzi et se fosse per metter mano a quello del Vescovo presto si potrebbe incaparrare per l’altro nel modo che lei scriveva ma s’allunga, le genti vorrebbono a giorni loro vedere compita la chiesa.
Gli mando la facciata che la buona memoria del Martino fece intagliare ma con patto che me la rimandi che con fatica ho avuta dal figliolo del Martino, quale facendo professione di architetto vorrebbe continuare, ma essendo giovane non avendo noi bisogno più che tanto di architetti avendo anco la pianta della casa, non vorrei obligarvegli onde non vorrei avergliere adomendare altra, vostra beatitudine la consideri et me la rimandi che ne ho bisogno per vedere li scarpellini quanto ne vogliano che sarà facil cosa che il vescovo se risolve a metterci mano hora che me ne ha quasi dato parola. Dicami quello che gli pare al padre Gio. del Giesù gli piace assai da alcune cosette in poi che non sono essenziale, et l’altezza conrespondeva benissimo [***] si seguono a sfondare le cappelle che sarà larghezza conveniente et proportionata. Nella volta il detto padre et messer Giacomo della Porta che fu l’altro ieri in chiesa che mai haveva vista finita et la laudò grandemente dicono che si può fare et con poca spesa si possono fortificare li fianchi, et molto più sarà sicura sfondandosi le altre cappelle. [174v] Nell’aere per la habitatione farà qualche danno massime che ci leva il vento ponente, pur essendo la maggior parte dell’habitatione verso la strada di Parione che è tramontana, et levante non sarà cattiva, et dalla banda di [***] et chiesa si potrà fare oratorio, libraria et alcune stanze et comodità non tanto abitabile et questa incomodità mette conto ad haverla per haver la chiesa bella, compita et secura dal fuoco che in Roma quest’anno se ne è alargata una che aveva il soffitto che è San Salvatore del Lauro che credo havete inteso.
Le tegole fanno bella vista e si mettono con molta diligenza et messer Jacopo l’approva com’anco ha approvato la mutatione del cornicione et tutta l’architettura da alcune cosette in poi che concernono più l’ornamento del quale lui fa particolar professione che alla sostanza ch’è quanto mi resta dirgli intorno a questo. Gli bacio le mani et me gli racomando con particolare affetto acciò secondo il mio bisogno in queste feste mi dia larga mancia delle sue orationi et me la procuri da tutti di casa et in specie dalla [***] fervore de’ novitii quali tutti saluto nel Signore et gli prego le bone feste et augmento di Spirito santo Roma di 20 di decembre 1590 [….] Germanico Fedeli».
Archivist's Notes
Coll. ACON, XI.1, ff. 174-175
Bibl. I. Verstegen, Federico Barocci and the Oratorians. Corporate Patronage and Style in the Counter-Reformation, Kirksville (Mo.) 2015
Bibl. I. Verstegen, Federico Barocci and the Oratorians. Corporate Patronage and Style in the Counter-Reformation, Kirksville (Mo.) 2015
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Germanico Fedeli
Padre Tommaso
Giovanni Maria Tarugi
Martino Longhi il vecchio
Giuseppe Valeriano
Onorio Longhi
Barocci

