Il duca di Urbino scoraggia commissioni a Barocci da parte della corte spagnola
Date Issued
September 29, 1588
Coverage Temporal
XVI sec.
Author(s)
Content
1588, 29 settembre
Commento
Il duca di Urbino in Casteldurante scrive a Bernardo Maschi (Gronau [1936] 2011, pp. 161-162, n. CCXXI) mettendo in campo, per scoraggiare le richieste di opere di Barocci che continuavano a sopraggiungere dalla corte spagnola, l'argomento dei lunghissimi tempi di esecuzione della seconda versione della Vocazione di sant'Andrea (vedi 14 settembre 1588) e della Fuga di Enea da Troia ancora in lavorazione per Rodolfo II. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«[…] Quanto a Federico Barocci, de chi per le lettere precedenti a queste ultime nostre ci scriveste, noi non volessimo darvene risposta per le passate, com'harrete veduto, perché non harressim'anche voluto che fosse nata l'occasion ch'avisaste di trattar della persona sua, prima che fosse arrivato costà il quadro che mandiamo di man sua. Hora vi diremo che 'l Barocci, oltra l'esser huomo che non si scosta molto da i sessant'anni, è sì mal in arnese di sanità da molto tempo in qua, che s'ha fatica di poter cavarlo di casa per i tempi ben dolci, non che altro, aggravandosi ogni dì più d'infirmità et melanconia, a che è molto sottoposto. Et oltra di questo, che pur nasce dall'età et indispositioni sue, è tanto lungo ne i lavori et opere sue, che non ne viene mai in fine. Il quadro di Santo Andrea c'habbiam mandato, con tutta la solecitudine, datagline da noi che possete pensar esser stata la maggiore che si potesse, ha voluto vicino a cinqu'anni prima che l'habbia finito. Il medesmo et di vantaggio avvien d'un altro che gli facciam fare per l'imperatore (ricercone dalla Maestà Sua), non ostante che vi vada manca manifattura, né bisogna far fondamento col fatto suo né in auttorità, né in solecitudine, che saria huom da morire per ogni poco che si volesse ch'uscisse dall'ordinario suo, et per questo anco egli se ne sta per il più retirato ad una sua villa, e tratta pochissimo con nissuno et è malissimo conditionato, in somma da non potersi far dissegno veruno sopra di lui, che sarà quanto ci è occorso di rispondere al quesito, che di lui s'è fatto […]».
Commento
Il duca di Urbino in Casteldurante scrive a Bernardo Maschi (Gronau [1936] 2011, pp. 161-162, n. CCXXI) mettendo in campo, per scoraggiare le richieste di opere di Barocci che continuavano a sopraggiungere dalla corte spagnola, l'argomento dei lunghissimi tempi di esecuzione della seconda versione della Vocazione di sant'Andrea (vedi 14 settembre 1588) e della Fuga di Enea da Troia ancora in lavorazione per Rodolfo II. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«[…] Quanto a Federico Barocci, de chi per le lettere precedenti a queste ultime nostre ci scriveste, noi non volessimo darvene risposta per le passate, com'harrete veduto, perché non harressim'anche voluto che fosse nata l'occasion ch'avisaste di trattar della persona sua, prima che fosse arrivato costà il quadro che mandiamo di man sua. Hora vi diremo che 'l Barocci, oltra l'esser huomo che non si scosta molto da i sessant'anni, è sì mal in arnese di sanità da molto tempo in qua, che s'ha fatica di poter cavarlo di casa per i tempi ben dolci, non che altro, aggravandosi ogni dì più d'infirmità et melanconia, a che è molto sottoposto. Et oltra di questo, che pur nasce dall'età et indispositioni sue, è tanto lungo ne i lavori et opere sue, che non ne viene mai in fine. Il quadro di Santo Andrea c'habbiam mandato, con tutta la solecitudine, datagline da noi che possete pensar esser stata la maggiore che si potesse, ha voluto vicino a cinqu'anni prima che l'habbia finito. Il medesmo et di vantaggio avvien d'un altro che gli facciam fare per l'imperatore (ricercone dalla Maestà Sua), non ostante che vi vada manca manifattura, né bisogna far fondamento col fatto suo né in auttorità, né in solecitudine, che saria huom da morire per ogni poco che si volesse ch'uscisse dall'ordinario suo, et per questo anco egli se ne sta per il più retirato ad una sua villa, e tratta pochissimo con nissuno et è malissimo conditionato, in somma da non potersi far dissegno veruno sopra di lui, che sarà quanto ci è occorso di rispondere al quesito, che di lui s'è fatto […]».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 287, f. 473v-474r
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Francesco Maria II della Rovere
Bernardo Maschi
Rodolfo II
Project

