Giovan Battista Marino menziona Barocci in una lettera a Ludovico Carracci
Date Issued
1607
Coverage Temporal
XVII sec.
Author(s)
Content
1607?
Commento
Giovan Battista Marino da Ravenna, dove ha seguito il cardinale Pietro Aldobrandini, scrive a Ludovico Carracci in Bologna (Marino 1911-1912, I, pp. 57-58, n. XLV). Marino intende persuadere Ludovico ad accondiscendere alla richiesta di un ignoto mecenate genovese, che per ottenere una serie di disegni di argomento mitologico-erotico si sarebbe rivolto a sei diversi pittori, tra i quali vengono ricordati Barocci e Palma il Giovane (vedi Perini 2005, p. 396). La lettera è stata intesa come indizio di un interesse collezionistico nel campo dei disegni manifestato dal letterato napoletano, che avrebbe in questa occasione speso il nome di Barocci per impressionare il maestro bolognese (Zezza 2024, p. 36). [Barbara Agosti]
Trascrizione
«Il disegno di Vostra Signoria è riuscito tale che ha dato luogo più alla maraviglia che alla lode, e la maniera è piaciuta tanto a quello personaggio che lo desiderava, ch'egli è entrato in nuovo desiderio d'impiegare Vostra Signoria in opere grandi. Credo che intorno a questo le scriverà di Genova lettere particolari; onde, perché ella sia informata delle qualità sue, non voglio lasciar di dirle ch'è suggetto degno d'essere favorito da lei: ricco, potente e altrettanto cortese e generoso; talché sappia ben conoscere ed anche riconoscere le fatiche di Vostra Signoria.
Intanto se negli avanzi dell'ozio venisse a lei fatto qualche altro scherzo di suo capriccio, purché non si curasse di tanta onestà, accrescerebbe notabilmente il cumulo degli oblighi miei e gli presenterebbe occasione di ricambiarla con alcuno effetto di gratitudine. Basterebbe per risparmio di fatica che fosse tirato o con lapis o con acquarella; e si potrebbe scherzare sopra qualche favoletta antica, come sarebbe per esempio quella di Salmace e d'Ermafrodito, rappresentandoli ignudi ed abbracciati in mezo della fontana. Né dee Vostra Signoria per questa volta stare in su le ritrosie della modestia, facendosi per aventura scrupolo di essercitare la sua mano in fantasie oscene e lascive, poiché la cosa ha da rimanere nello studio di un signore, né si mostrerà a persone se non care; oltreché il signor Federico Barocci ed il signor Iacopo Palma, che sono più attempati degli altri sei, non hanno ricusato di compiacergli. Vostra Signoria scusi l'ardimento e perdoni all'importunità, condonando l'uno e l'altra alla confidenza ch'io tengo nella sua somma gentilezza, che in lei va del pari col valore. E senza più, le bacio di vivo cuore le mani».
Commento
Giovan Battista Marino da Ravenna, dove ha seguito il cardinale Pietro Aldobrandini, scrive a Ludovico Carracci in Bologna (Marino 1911-1912, I, pp. 57-58, n. XLV). Marino intende persuadere Ludovico ad accondiscendere alla richiesta di un ignoto mecenate genovese, che per ottenere una serie di disegni di argomento mitologico-erotico si sarebbe rivolto a sei diversi pittori, tra i quali vengono ricordati Barocci e Palma il Giovane (vedi Perini 2005, p. 396). La lettera è stata intesa come indizio di un interesse collezionistico nel campo dei disegni manifestato dal letterato napoletano, che avrebbe in questa occasione speso il nome di Barocci per impressionare il maestro bolognese (Zezza 2024, p. 36). [Barbara Agosti]
Trascrizione
«Il disegno di Vostra Signoria è riuscito tale che ha dato luogo più alla maraviglia che alla lode, e la maniera è piaciuta tanto a quello personaggio che lo desiderava, ch'egli è entrato in nuovo desiderio d'impiegare Vostra Signoria in opere grandi. Credo che intorno a questo le scriverà di Genova lettere particolari; onde, perché ella sia informata delle qualità sue, non voglio lasciar di dirle ch'è suggetto degno d'essere favorito da lei: ricco, potente e altrettanto cortese e generoso; talché sappia ben conoscere ed anche riconoscere le fatiche di Vostra Signoria.
Intanto se negli avanzi dell'ozio venisse a lei fatto qualche altro scherzo di suo capriccio, purché non si curasse di tanta onestà, accrescerebbe notabilmente il cumulo degli oblighi miei e gli presenterebbe occasione di ricambiarla con alcuno effetto di gratitudine. Basterebbe per risparmio di fatica che fosse tirato o con lapis o con acquarella; e si potrebbe scherzare sopra qualche favoletta antica, come sarebbe per esempio quella di Salmace e d'Ermafrodito, rappresentandoli ignudi ed abbracciati in mezo della fontana. Né dee Vostra Signoria per questa volta stare in su le ritrosie della modestia, facendosi per aventura scrupolo di essercitare la sua mano in fantasie oscene e lascive, poiché la cosa ha da rimanere nello studio di un signore, né si mostrerà a persone se non care; oltreché il signor Federico Barocci ed il signor Iacopo Palma, che sono più attempati degli altri sei, non hanno ricusato di compiacergli. Vostra Signoria scusi l'ardimento e perdoni all'importunità, condonando l'uno e l'altra alla confidenza ch'io tengo nella sua somma gentilezza, che in lei va del pari col valore. E senza più, le bacio di vivo cuore le mani».
Archivist's Notes
Bibl. G.B. Marino, Epistolario, a cura di A. Borzelli, F. Nicolini, 2 voll., Bari 1911-1912; Giovanna Perini, Appunti sulla fortuna critica di Federico Barocci tra Cinque e Settecento, in Nel segno di Barocci. Allievi e seguaci tra Marche, Umbria, Siena, a cura di A. M. Ambrosini Massari, M. Cellini, Milano 2005, pp. 394-405; A. Zezza, «L’interprete innamorato di una stagione ineguagliabile di fioritura artistica»: alle origini del lungo e felice confronto di Marino con la pittura, in Poesia e pittura nel Seicento. Giovan Battista Marino e la «meravigliosa» passione, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 19 novembre 2024-9 febbraio 2025), a cura di E. Russo, P. Tosini, A. Zezza, Roma 2024, pp. 21-39.
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Giovan Battista Marino
Ludovico Carracci
Palma il Giovane
Project

