Maffeo Barberini desidera una pala di Barocci per la propria nuova cappella
Date Issued
November 1604
Coverage Temporal
XVII sec.
Author(s)
Content
1604, novembre
Commento
Maffeo Barberini (1568-1644), futuro papa Urbano VIII è a quest’altezza cronologica in un momento decisivo per la sua carriera ecclesiastica, chiede a Barocci (Pollak 1913, p. 5) la pala per l’altare della cappella che aveva allora iniziato ad allestire in Sant’Andrea della Valle, su progetto di Matteo da Castello e forse con la consulenza di Carlo Maderno, inaugurata nel 1616 (Baglione [1642] 2023, I, pp. 515-669). Tramontata ben presto la possibilità di ottenere un dipinto dal maestro urbinate, Maffeo Barberini si rivolse anche per la pala d’altare a Domenico Passignano, che sottoscrisse il contratto in quello stesso 1604. Da Moschetti 1637, p. 65 risulta che padre Giugeri era un frate cappuccino nel convento di Fano. Dalla lettera si evince che inizialmente Barocci era stato contattato dal frate e aveva dato il suo assenso a eseguire il dipinto per Maffeo Barberini, poi però revocato. Maffeo Barberini nel 1592 era stato nominato Governatore di Fano per un anno, ma la rinomanza di Barocci a Roma era a questo punto consolidata dall’arrivo nel 1603 della seconda pala per la Chiesa Nuova e dalla notizia del lavoro in corso alla pala Aldobrandini. [Barbara Agosti, Camilla Colzani]
Trascrizione
«Illustre signor mio osservandissimo, alli mesi passati il padre Giugeri cappuccino predicatore qui in Roma in San Luigi pregò Vostra Signoria a instanza mia per havere un quadro da camera di sua mano et dal detto padre me ne fu data ferma intentione ond'io vengo con questa lettera a pregarla di questo favore, mi risolvei a desiderarlo solamente da camera perché attesa l'età e le ocupationi di Vostra Signoria stimai troppo difficile haverne una tavola per una mia cappella che io fo fare qui in Sant'Andrea con spesa di molte migliaia di scudi. Presupponendo io adunque di non poter ottener da lei la sudetta tavola che mi sarebbe oltremodo carissima vengo almeno a farle instanza del quadro del quale il sudetto padre mi ha dato ferma intentione et affinché più facilmente ella possa compiacermi torno a replicare che purché sia cosa di mano di Vostra Signoria a me non importa molto quel che sia e può essere che ella a suo gusto ne habbia cominciato qualchuno e forse finito del quale ella mi possa favorire, e quanto al prezzo quando e dove Vostra Signoria vorrà che si rimetta restarò pronto a farlo e la quantità sarà quella che dirà il padre Giugeri. Che è quanto mi occorre dir a Vostra Signoria con restarle molto obligato di quanto si è disposto a far per me et con altrettanto desiderio di servirla et per fine ecc. le bacio la mano».
Commento
Maffeo Barberini (1568-1644), futuro papa Urbano VIII è a quest’altezza cronologica in un momento decisivo per la sua carriera ecclesiastica, chiede a Barocci (Pollak 1913, p. 5) la pala per l’altare della cappella che aveva allora iniziato ad allestire in Sant’Andrea della Valle, su progetto di Matteo da Castello e forse con la consulenza di Carlo Maderno, inaugurata nel 1616 (Baglione [1642] 2023, I, pp. 515-669). Tramontata ben presto la possibilità di ottenere un dipinto dal maestro urbinate, Maffeo Barberini si rivolse anche per la pala d’altare a Domenico Passignano, che sottoscrisse il contratto in quello stesso 1604. Da Moschetti 1637, p. 65 risulta che padre Giugeri era un frate cappuccino nel convento di Fano. Dalla lettera si evince che inizialmente Barocci era stato contattato dal frate e aveva dato il suo assenso a eseguire il dipinto per Maffeo Barberini, poi però revocato. Maffeo Barberini nel 1592 era stato nominato Governatore di Fano per un anno, ma la rinomanza di Barocci a Roma era a questo punto consolidata dall’arrivo nel 1603 della seconda pala per la Chiesa Nuova e dalla notizia del lavoro in corso alla pala Aldobrandini. [Barbara Agosti, Camilla Colzani]
Trascrizione
«Illustre signor mio osservandissimo, alli mesi passati il padre Giugeri cappuccino predicatore qui in Roma in San Luigi pregò Vostra Signoria a instanza mia per havere un quadro da camera di sua mano et dal detto padre me ne fu data ferma intentione ond'io vengo con questa lettera a pregarla di questo favore, mi risolvei a desiderarlo solamente da camera perché attesa l'età e le ocupationi di Vostra Signoria stimai troppo difficile haverne una tavola per una mia cappella che io fo fare qui in Sant'Andrea con spesa di molte migliaia di scudi. Presupponendo io adunque di non poter ottener da lei la sudetta tavola che mi sarebbe oltremodo carissima vengo almeno a farle instanza del quadro del quale il sudetto padre mi ha dato ferma intentione et affinché più facilmente ella possa compiacermi torno a replicare che purché sia cosa di mano di Vostra Signoria a me non importa molto quel che sia e può essere che ella a suo gusto ne habbia cominciato qualchuno e forse finito del quale ella mi possa favorire, e quanto al prezzo quando e dove Vostra Signoria vorrà che si rimetta restarò pronto a farlo e la quantità sarà quella che dirà il padre Giugeri. Che è quanto mi occorre dir a Vostra Signoria con restarle molto obligato di quanto si è disposto a far per me et con altrettanto desiderio di servirla et per fine ecc. le bacio la mano».
Archivist's Notes
Coll. BAV, Barb. lat. 5814, f. 20r
Bibl. O. Pollak, Italienische Künstlerbriefe aus der Barockzeit, in "Jahrbuch der Königlich Preuszischen Kunstammlungen", XXIV, 4, 1913, p. 5; G. A. Moschetti, La tazza di mercurio o vero lettere di vario stile, Appresso Giovan Battista Vaglierino, Venezia 1637, p. 65.
Bibl. O. Pollak, Italienische Künstlerbriefe aus der Barockzeit, in "Jahrbuch der Königlich Preuszischen Kunstammlungen", XXIV, 4, 1913, p. 5; G. A. Moschetti, La tazza di mercurio o vero lettere di vario stile, Appresso Giovan Battista Vaglierino, Venezia 1637, p. 65.
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Maffeo Barberini
padre Giugeri

