Pressioni del cardinal Sfondrati per un quadro di Barocci
Date Issued
September 1, 1596
Coverage Temporal
XVI sec.
Author(s)
Content
1596, 1 settembre
Commento
Il duca di Urbino in Urbino scrive alla duchessa Vittoria Farnese sua madre (Gronau [1936] 2011, pp. 193-194, n. CCLXXVI; Shearman 2003, pp. 1414-1415); la lettera verte sulla richiesta avanzata anni prima dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati (vedi 1591, 24 luglio; 1591, 4 agosto; 1591, 10 agosto; 1591, 31 agosto) di un dipinto di mano del Barocci. Per cercare di raggiungere lo scopo, il cardinale Sfondrati ha fatto intervenire la madre del duca di Urbino, Vittoria Farnese, e il duca ventila l’ipotesi di poter scambiare l’unico quadro di Barocci nelle sue mani (forse la Madonna della Gatta) con uno dei quadri di Raffaello posseduti dal cardinal Sfondrati (per la presenza di opere di Raffaello o presunte tali nella collezione del cardinal Sfondrati vedi Economopoulos 2001). Tuttavia Francesco Maria contrappone le consuete obiezioni sull'estrema lentezza di Barocci nel lavoro e sulle sue precarie condizioni di salute, che gli hanno impedito di dare corso ad altre prestigiose commissioni ricevute nel frattempo; sono evocati i casi dei dipinti invano chiesti dall'ormai defunto cardinale Farnese (vedi 1587, gennaio; 1587, 5 febbraio; 1587, 11 febbraio), dal conte di Olivares (vedi 1588, 6 febbraio; 1588, 11 febbraio; 1588, 17 febbraio; 1588, 22 febbraio; 1589, 15 gennaio; 1590, 28 febbraio; 1590, 8 marzo; 1590, 21 giugno; 1590, 5 luglio), e dal conte di Chinchon (vedi 1589, 13 aprile; 1590, 24 maggio; 1590, 26 maggio; 1590, 5 luglio; 1591, 5 giugno). [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Ho veduto quanto Vostra Altezza mi scrive intorno al dessiderio del signor cardinale Sfondrato d'esser provisto d'un quadro di mano del Baroccio, et io gustarei grandemente che potessimo in ciò servire a Sua Signoria illustrissima, sì come altretanto mi dispiace che la cosa sia della dificilissima natura che anco a Vostra Altezza deve essere ben nota. Perché esso Baroccio oltre che lavora pochissimo per l'impedimento della sua poca sanità, adesso ha diverse opere alle mani, le quali vogliono anni a finirle, et il fargliele lassare sarebbe impossibile, sì come anco imposibilissimo che io potesse constringerlo a far più di quello che la sua natura et complesione comportino, che perciò se bene da molti signori et particolarmente dal signor cardinale Farnese che sia in cielo, et dalli signori conti d'Olivares et di Cincion io sono stato altre volte con molta instantia ricerco a farli havere qualche opera di esso Baroccio con offerta di qualunque prezzo egli ne volesse, mai fu possibile di farli servire: sì che non vedo per hora quello che in ciò si potesse far et però ho voluto raccordare all'Altezza Vostra queste già notissime dificultà, acciò che non dubiti che l'animo mio non sia prontissimo nel possibile di servir in ciò a Sua Signoria illustrissima et a lei alla quale etc.
[Di pugno del duca: ] Io non ho se non una pittura fatta dal Baroccio, la quale tengo molto cara; con tutto ciò se il signor cardinale volesse feriarla meco con qualche bel quadro di Rafaello, delli quali intendo che ne ha più d'uno, forse che ci potressimo accordare, ma al sicuro non voglio perderci».
Commento
Il duca di Urbino in Urbino scrive alla duchessa Vittoria Farnese sua madre (Gronau [1936] 2011, pp. 193-194, n. CCLXXVI; Shearman 2003, pp. 1414-1415); la lettera verte sulla richiesta avanzata anni prima dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati (vedi 1591, 24 luglio; 1591, 4 agosto; 1591, 10 agosto; 1591, 31 agosto) di un dipinto di mano del Barocci. Per cercare di raggiungere lo scopo, il cardinale Sfondrati ha fatto intervenire la madre del duca di Urbino, Vittoria Farnese, e il duca ventila l’ipotesi di poter scambiare l’unico quadro di Barocci nelle sue mani (forse la Madonna della Gatta) con uno dei quadri di Raffaello posseduti dal cardinal Sfondrati (per la presenza di opere di Raffaello o presunte tali nella collezione del cardinal Sfondrati vedi Economopoulos 2001). Tuttavia Francesco Maria contrappone le consuete obiezioni sull'estrema lentezza di Barocci nel lavoro e sulle sue precarie condizioni di salute, che gli hanno impedito di dare corso ad altre prestigiose commissioni ricevute nel frattempo; sono evocati i casi dei dipinti invano chiesti dall'ormai defunto cardinale Farnese (vedi 1587, gennaio; 1587, 5 febbraio; 1587, 11 febbraio), dal conte di Olivares (vedi 1588, 6 febbraio; 1588, 11 febbraio; 1588, 17 febbraio; 1588, 22 febbraio; 1589, 15 gennaio; 1590, 28 febbraio; 1590, 8 marzo; 1590, 21 giugno; 1590, 5 luglio), e dal conte di Chinchon (vedi 1589, 13 aprile; 1590, 24 maggio; 1590, 26 maggio; 1590, 5 luglio; 1591, 5 giugno). [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Ho veduto quanto Vostra Altezza mi scrive intorno al dessiderio del signor cardinale Sfondrato d'esser provisto d'un quadro di mano del Baroccio, et io gustarei grandemente che potessimo in ciò servire a Sua Signoria illustrissima, sì come altretanto mi dispiace che la cosa sia della dificilissima natura che anco a Vostra Altezza deve essere ben nota. Perché esso Baroccio oltre che lavora pochissimo per l'impedimento della sua poca sanità, adesso ha diverse opere alle mani, le quali vogliono anni a finirle, et il fargliele lassare sarebbe impossibile, sì come anco imposibilissimo che io potesse constringerlo a far più di quello che la sua natura et complesione comportino, che perciò se bene da molti signori et particolarmente dal signor cardinale Farnese che sia in cielo, et dalli signori conti d'Olivares et di Cincion io sono stato altre volte con molta instantia ricerco a farli havere qualche opera di esso Baroccio con offerta di qualunque prezzo egli ne volesse, mai fu possibile di farli servire: sì che non vedo per hora quello che in ciò si potesse far et però ho voluto raccordare all'Altezza Vostra queste già notissime dificultà, acciò che non dubiti che l'animo mio non sia prontissimo nel possibile di servir in ciò a Sua Signoria illustrissima et a lei alla quale etc.
[Di pugno del duca: ] Io non ho se non una pittura fatta dal Baroccio, la quale tengo molto cara; con tutto ciò se il signor cardinale volesse feriarla meco con qualche bel quadro di Rafaello, delli quali intendo che ne ha più d'uno, forse che ci potressimo accordare, ma al sicuro non voglio perderci».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 294, f.279r-v
Bibl. H. Economopoulos, “La pietà con l’arte e l’arte con la pietà”: collezionismo e committenze del cardinale Paolo Emilio Sfondrato, in I cardinali di santa romana Chiesa collezionisti e mecenati, I, a cura di M. Gallo, Roma 2002, pp. 23-53; G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011; J. Shearman, Raphael in early modern sources (1483-1602), 2 voll., New Haven-London 2003.
Bibl. H. Economopoulos, “La pietà con l’arte e l’arte con la pietà”: collezionismo e committenze del cardinale Paolo Emilio Sfondrato, in I cardinali di santa romana Chiesa collezionisti e mecenati, I, a cura di M. Gallo, Roma 2002, pp. 23-53; G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011; J. Shearman, Raphael in early modern sources (1483-1602), 2 voll., New Haven-London 2003.
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Francesco Maria della Rovere
Vittoria Farnese
Paolo Emilio Sfondrati
Alessandro Farnese
Enrique de Gunzmán conte di Olivares
Diego Fernández de Cabrera y Bobadilla conte di Cinchon
Project

