Il cardinale Paolo Emilio Sfondrati desidera un quadro di Barocci
Date Issued
July 24, 1591
Coverage Temporal
XVI sec.
Author(s)
Content
1591, 24 luglio
Commento
Il duca di Urbino, dall’Imperiale scrive a Camillo Peruzzi (Gronau [1936] 2011, pp. 191-192, n. CCLXXII) rispondendo alle richieste, pervenute con una precedente lettera dell'emissario della corte urbinate a Roma, da parte del cardinale Paolo Emilio Sfondrati, il quale aveva manifestato il desiderio di un quadro di Barocci e di un orologio di «maestro Pietro», da identificare con lo specialista Pietro Griffi, attivo a Pesaro.
La posizione di enorme spicco acquisita allora dal cardinale, nipote di Niccolò Sfondrati, eletto papa Gregorio XIV nel dicembre del 1590, rendeva problematico al duca declinare la richiesta. Dal 14 gennaio 1591 Paolo Emilio era titolare della basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Francesco Maria riepiloga ancora una volta i casi in cui lui stesso aveva dovuto lungamente attendere per vedere soddisfatte le proprie commissioni al pittore e quelli in cui Barocci era stato inadempiente, nonostante il prestigio dei richiedenti: la Vocazione di sant’Andrea (vedi 29 settembre 1588, 12 novembre 1588) e la Fuga di Enea da Troia (vedi 1586, 28 settembre; 1587, 25 marzo; 1587, 13 luglio; 1587, 21 novembre; 1587, 26 novembre; 1588, 11 febbraio; 1588, 29 luglio; 1588, post 29 luglio; 1590; 1590, 1 febbraio-8 aprile; 1590, 5 luglio; 1590 circa?) ordinati come doni rispettivamente per Filippo II e per Rodolfo II, e i quadri mai eseguiti per il conte di Olivares (vedi 1588, 6 febbraio; 1588, 11 febbraio; 1588, 17 febbraio; 1588, 22 febbraio; 1589, 15 gennaio; 1590, 28 febbraio; 1590, 8 marzo; 1590, 21 giugno; 1590, 5 luglio), per il conte di Chinchon (vedi 1589, 13 aprile; 1590, 24 maggio; 1590, 26 maggio; 1590, 5 luglio; 1591, 5 giugno; 1592, 25 aprile) e per il cardinale Alessandro Farnese (vedi 1587, gennaio; 1587, 5 febbraio; 1587, 11 febbraio). Il duca precisa che Barocci sta in quel momento eseguendo su sua richiesta un quadro destinato all’ «infanta di Spagna», opera che Olsen 1962, p. 188, n. 45 riteneva coincidente con la «Madonna» per la quale il duca pagò complessivamente 635 scudi tra il 1589 e il 1593, a suo giudizio identificabile con la Madonna della Gatta. In alcuni casi è tuttavia impossibile escludere che alcuni versamenti siano da riferire piuttosto alla seconda versione dell’Annunciazione inviata alla corte spagnola, collocata all’Escorial, e perduta nell’Ottocento (Bassegoda 2002, p. 192). L’«infanta di Spagna» può essere identificata o con Isabella Clara Eugenia (1566-1633) oppure con Caterina Michela (1567-1597), consorti rispettivamente di Alberto d’Austria e di Carlo Emanuele I di Savoia. [Barbara Agosti, Camilla Colzani]
Trascrizione
«[…] Al cardinale Sfondrato voi havete risposto bene quando vi ha fatta la dimanda che scrivete di un quadro del Baroccio, et di un horologgio di maestro Pietro di quelli da portare al collo. Perché quanto ai quadri, come voi havete detto, il Baroccio et per le sue infirmità et per li suoi humori lavora sì poco, che è una morte di possergli cavare cosa alcuna dalle mani, dopo l’espettatione di anni, et anni, il che proviamo particolarmente noi et habbiamo provato di fresco con li due quadri, che gli habbiamo fatti fare l'uno per l'imperatore et l'altro per il re catolico che a pena dopo molti anni gli habbiamo hauti, et adesso che gli ne facciamo fare un altro per l'infanta di Spagna bisogna pure, che ci prepariamo ad aspettare gli anni per haverlo finito, lasciando stare di raccordarvi anco quello che voi sapete, che né per il conte di Olivares, né per quello di Cincione in Spagna, che sono così principali ministri di Sua Maestà, né in vita sua per il cardinale Farnese oltre a molti altri s'è mai possuto fargli fare un quadro. De' fatti poi lui non ne ha mai. Ne ha qualche uno fra le mani che oltre di farli a posta et d'esserne già stato mezo pagato, Dio sa quando sarà per finirli, et in ogni caso di quelli non si potrebbe pensare di privarne li padroni. Per molto adunque che noi veramente desideriamo di servire anco in ciò il detto signore, non vediamo che potesse riuscirci di farlo, se non con molta lunghezza di tempo, alla prefissione del quale però esso Baroccio non vuole mai ubligarsi […]».
Commento
Il duca di Urbino, dall’Imperiale scrive a Camillo Peruzzi (Gronau [1936] 2011, pp. 191-192, n. CCLXXII) rispondendo alle richieste, pervenute con una precedente lettera dell'emissario della corte urbinate a Roma, da parte del cardinale Paolo Emilio Sfondrati, il quale aveva manifestato il desiderio di un quadro di Barocci e di un orologio di «maestro Pietro», da identificare con lo specialista Pietro Griffi, attivo a Pesaro.
La posizione di enorme spicco acquisita allora dal cardinale, nipote di Niccolò Sfondrati, eletto papa Gregorio XIV nel dicembre del 1590, rendeva problematico al duca declinare la richiesta. Dal 14 gennaio 1591 Paolo Emilio era titolare della basilica di Santa Cecilia in Trastevere. Francesco Maria riepiloga ancora una volta i casi in cui lui stesso aveva dovuto lungamente attendere per vedere soddisfatte le proprie commissioni al pittore e quelli in cui Barocci era stato inadempiente, nonostante il prestigio dei richiedenti: la Vocazione di sant’Andrea (vedi 29 settembre 1588, 12 novembre 1588) e la Fuga di Enea da Troia (vedi 1586, 28 settembre; 1587, 25 marzo; 1587, 13 luglio; 1587, 21 novembre; 1587, 26 novembre; 1588, 11 febbraio; 1588, 29 luglio; 1588, post 29 luglio; 1590; 1590, 1 febbraio-8 aprile; 1590, 5 luglio; 1590 circa?) ordinati come doni rispettivamente per Filippo II e per Rodolfo II, e i quadri mai eseguiti per il conte di Olivares (vedi 1588, 6 febbraio; 1588, 11 febbraio; 1588, 17 febbraio; 1588, 22 febbraio; 1589, 15 gennaio; 1590, 28 febbraio; 1590, 8 marzo; 1590, 21 giugno; 1590, 5 luglio), per il conte di Chinchon (vedi 1589, 13 aprile; 1590, 24 maggio; 1590, 26 maggio; 1590, 5 luglio; 1591, 5 giugno; 1592, 25 aprile) e per il cardinale Alessandro Farnese (vedi 1587, gennaio; 1587, 5 febbraio; 1587, 11 febbraio). Il duca precisa che Barocci sta in quel momento eseguendo su sua richiesta un quadro destinato all’ «infanta di Spagna», opera che Olsen 1962, p. 188, n. 45 riteneva coincidente con la «Madonna» per la quale il duca pagò complessivamente 635 scudi tra il 1589 e il 1593, a suo giudizio identificabile con la Madonna della Gatta. In alcuni casi è tuttavia impossibile escludere che alcuni versamenti siano da riferire piuttosto alla seconda versione dell’Annunciazione inviata alla corte spagnola, collocata all’Escorial, e perduta nell’Ottocento (Bassegoda 2002, p. 192). L’«infanta di Spagna» può essere identificata o con Isabella Clara Eugenia (1566-1633) oppure con Caterina Michela (1567-1597), consorti rispettivamente di Alberto d’Austria e di Carlo Emanuele I di Savoia. [Barbara Agosti, Camilla Colzani]
Trascrizione
«[…] Al cardinale Sfondrato voi havete risposto bene quando vi ha fatta la dimanda che scrivete di un quadro del Baroccio, et di un horologgio di maestro Pietro di quelli da portare al collo. Perché quanto ai quadri, come voi havete detto, il Baroccio et per le sue infirmità et per li suoi humori lavora sì poco, che è una morte di possergli cavare cosa alcuna dalle mani, dopo l’espettatione di anni, et anni, il che proviamo particolarmente noi et habbiamo provato di fresco con li due quadri, che gli habbiamo fatti fare l'uno per l'imperatore et l'altro per il re catolico che a pena dopo molti anni gli habbiamo hauti, et adesso che gli ne facciamo fare un altro per l'infanta di Spagna bisogna pure, che ci prepariamo ad aspettare gli anni per haverlo finito, lasciando stare di raccordarvi anco quello che voi sapete, che né per il conte di Olivares, né per quello di Cincione in Spagna, che sono così principali ministri di Sua Maestà, né in vita sua per il cardinale Farnese oltre a molti altri s'è mai possuto fargli fare un quadro. De' fatti poi lui non ne ha mai. Ne ha qualche uno fra le mani che oltre di farli a posta et d'esserne già stato mezo pagato, Dio sa quando sarà per finirli, et in ogni caso di quelli non si potrebbe pensare di privarne li padroni. Per molto adunque che noi veramente desideriamo di servire anco in ciò il detto signore, non vediamo che potesse riuscirci di farlo, se non con molta lunghezza di tempo, alla prefissione del quale però esso Baroccio non vuole mai ubligarsi […]».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, classe I, Filza 289bis, f. 160r-v (minuta di Biblioteca Oliveriana, 375, XXV, f. 159)
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011; B. Bassegoda, El Escorial como museo. La decoración pictórica mueble en el monasterio de El Escorial desde Diego Velázquez hasta Frédéric Quilliet, Lleida 2002.
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011; B. Bassegoda, El Escorial como museo. La decoración pictórica mueble en el monasterio de El Escorial desde Diego Velázquez hasta Frédéric Quilliet, Lleida 2002.
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Francesco Maria della Rovere
Camillo Peruzzi
Paolo Emilio Sfondrati
Pietro Griffi
Filippo II
Rodolfo II
Enrique de Guzmán conte di Olivares
Diego Fernández de Cabrera y Bobadilla conte di Chinchon
Alessandro Farnese
Project

