Discussioni e verifiche per il formato e l’iconografia della pala Aldobrandini
Date Issued
August 23, 1603
Coverage Temporal
XVII sec.
Author(s)
Content
1603, 23 agosto
Commento
Giacomo Sorbolongo in Roma risponde al duca di Urbino (Gronau [1936] 2011, pp. 178-179, n. CCXLI). Dopo il via libera da parte di Francesco Maria, Sorbolongo contatta tempestivamente il patriarca Flavio Biondi, delegato di Clemente VIII nella conduzione dei lavori della cappella in Santa Maria sopra Minerva e si incontra con lui sul sito del cantiere per prendere le misure necessarie alla commissione della pala d'altare. Sorbolongo ha anche preso accordi con Carlo Maderno, per ottenere da lui una pianta della cappella, con la situazione dei «lumi». Sorbolongo, l'architetto e il patriarca concordano sulla inopportunità di scegliere come soggetto per la pala un'Ultima Cena, poco adeguato al formato del vano d'altare; Sorbolongo viene pregato da Biondi di accennare il problema a Clemente VIII. Di fronte alle perplessità trasmesse da Sorbolongo, il papa, grato a Francesco Maria per essersi fatto carico di chiedere il dipinto al maestro urbinate, dichiara di rimettersi al giudizio di Barocci, prospettando come alternativa possibile la rappresentazione dei suoi santi protettori, Clemente e Ippolito martire, e in alto la Madonna e Gesù. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Veduto quanto Vostra Altezza s'è degnata di rispondermi intorno al quadro desidera il papa di mano del Baroccio, io me ne fui (la mattina doppo ricevute le lettere) da monsignore patriarca Biondo, col quale Sua Santità stessa m'havea imposto di far capo per quello occorresse, et così, sebene per all’hora non si poté ritrovare l'architetto, non dimeno fossimo, esso Patriarca et io, nel sito proprio, dove si fa la capella, ordinando egli che mi si dessero tutte le misure, et doppoi ha fatto venire da me l'architetto, nondimeno fossimo esso Patriarca et io nel sito proprio dove si fa la capella, ordinando egli, che mi si dessero tutte le misure et doppoi ha fatto venire da me l’architetto, quale è restato che, se non potrà hoggi consegnarmi quello bisogna, vedrà almeno che per stasera io possa mandare la pianta con le misure et lumi, et col seguente ordinario aggiungere il dissegno della facciata, et così farò secondo potrò haverle. Concorsero ben tutti non fosse per potersi fare cosa buona, quando Sua Beatitudine persistesse nel pensiere di volerci la Cena al poco spatio, quale è |in lunghezza di otto palmi, et altezza tredeci, né essere verso di alterare il vano, poiché già tutti li marmi sono fatti, et il Patriarca in particolare mi stette attorno ne volessi toccare qualche cosa alla Santità Sua, che così farebbe egli. Onde mi risolsi essere hieri mattina da essa, riferendoli quanto Vostra Altezza stimi tale occasione di vedere di servirla, non ostante le tante difficoltà vi sono, et in particolare del tempo, ma che si farà ogni sforzo si superino, et che prima si parta d'Urbino, l'opera s'incamini, soggiungendoli quanto io havea appuntato con questi suoi per conto delle misure et lumi. Mostrò del tutto grandissimo contento con dire che restarà molto tenuto all'Altezza Vostra di questo favore, stando ben certa ch'ella saprà truovare la via da rimovere ogni intoppo anco per la tradanza [sic], et da se medesima entrò in quello mi pareva per conto dello spatio da farvi| il quadro, et se io credeva vi potesse riuscire bene la Cena. Onde le risposi liberamente che per quanto se n'era discorso con quei suoi et per quel poco me n'intendo, dubitava sarebbe difficile stando tanto stretto, et così discorrendo sopra a ciò disse bisognare rimettersi al giuditio del pittore, che considerarà quanto potrà essere meglio, et in evento non le paia spatio da potersi accomodare la Cena, si contentarebbe in iscambio di essa vi facesse un san Clemente et un santo Hippolito tirato dalli cavalli, che sono li suoi devoti, con un Salvatore, o una Madonna di sopra; anzi levatosi da sedere si accostò al tavolino sopra del quale vi sono due quadrettini piccioli et separati con li detti santi che mi li mostrò, dicendo io potrei scrivere tutto ciò costà, ch'il pittore pigli poi quale di queste| due inventioni riputarà potere riuscire meglio, che doppo il favore di Vostra Altezza si promette del valor suo, et credo le sarebbe di sodisfattione di vederne prima qualche poco di dissegno. Callato poi da Aldobrandino, Sua Signoria illustrissima ancora mi parlò di questo, dicendomi che Sua Beatitudine propria le havea raccontato quanto ne passò meco la prima volta, et che se le farà un grandissimo piacere habbia tal quadro, poiché lo desidera assai, che riassicurai esso parimente quanto volontieri et efficacemente l'Altezza Vostra è per procurare ne resti servita. Della spesa veruno me ne ha toccato niente et osservarò in questo ancora quanto comanda […]».
Commento
Giacomo Sorbolongo in Roma risponde al duca di Urbino (Gronau [1936] 2011, pp. 178-179, n. CCXLI). Dopo il via libera da parte di Francesco Maria, Sorbolongo contatta tempestivamente il patriarca Flavio Biondi, delegato di Clemente VIII nella conduzione dei lavori della cappella in Santa Maria sopra Minerva e si incontra con lui sul sito del cantiere per prendere le misure necessarie alla commissione della pala d'altare. Sorbolongo ha anche preso accordi con Carlo Maderno, per ottenere da lui una pianta della cappella, con la situazione dei «lumi». Sorbolongo, l'architetto e il patriarca concordano sulla inopportunità di scegliere come soggetto per la pala un'Ultima Cena, poco adeguato al formato del vano d'altare; Sorbolongo viene pregato da Biondi di accennare il problema a Clemente VIII. Di fronte alle perplessità trasmesse da Sorbolongo, il papa, grato a Francesco Maria per essersi fatto carico di chiedere il dipinto al maestro urbinate, dichiara di rimettersi al giudizio di Barocci, prospettando come alternativa possibile la rappresentazione dei suoi santi protettori, Clemente e Ippolito martire, e in alto la Madonna e Gesù. [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Veduto quanto Vostra Altezza s'è degnata di rispondermi intorno al quadro desidera il papa di mano del Baroccio, io me ne fui (la mattina doppo ricevute le lettere) da monsignore patriarca Biondo, col quale Sua Santità stessa m'havea imposto di far capo per quello occorresse, et così, sebene per all’hora non si poté ritrovare l'architetto, non dimeno fossimo, esso Patriarca et io, nel sito proprio, dove si fa la capella, ordinando egli che mi si dessero tutte le misure, et doppoi ha fatto venire da me l'architetto, nondimeno fossimo esso Patriarca et io nel sito proprio dove si fa la capella, ordinando egli, che mi si dessero tutte le misure et doppoi ha fatto venire da me l’architetto, quale è restato che, se non potrà hoggi consegnarmi quello bisogna, vedrà almeno che per stasera io possa mandare la pianta con le misure et lumi, et col seguente ordinario aggiungere il dissegno della facciata, et così farò secondo potrò haverle. Concorsero ben tutti non fosse per potersi fare cosa buona, quando Sua Beatitudine persistesse nel pensiere di volerci la Cena al poco spatio, quale è |in lunghezza di otto palmi, et altezza tredeci, né essere verso di alterare il vano, poiché già tutti li marmi sono fatti, et il Patriarca in particolare mi stette attorno ne volessi toccare qualche cosa alla Santità Sua, che così farebbe egli. Onde mi risolsi essere hieri mattina da essa, riferendoli quanto Vostra Altezza stimi tale occasione di vedere di servirla, non ostante le tante difficoltà vi sono, et in particolare del tempo, ma che si farà ogni sforzo si superino, et che prima si parta d'Urbino, l'opera s'incamini, soggiungendoli quanto io havea appuntato con questi suoi per conto delle misure et lumi. Mostrò del tutto grandissimo contento con dire che restarà molto tenuto all'Altezza Vostra di questo favore, stando ben certa ch'ella saprà truovare la via da rimovere ogni intoppo anco per la tradanza [sic], et da se medesima entrò in quello mi pareva per conto dello spatio da farvi| il quadro, et se io credeva vi potesse riuscire bene la Cena. Onde le risposi liberamente che per quanto se n'era discorso con quei suoi et per quel poco me n'intendo, dubitava sarebbe difficile stando tanto stretto, et così discorrendo sopra a ciò disse bisognare rimettersi al giuditio del pittore, che considerarà quanto potrà essere meglio, et in evento non le paia spatio da potersi accomodare la Cena, si contentarebbe in iscambio di essa vi facesse un san Clemente et un santo Hippolito tirato dalli cavalli, che sono li suoi devoti, con un Salvatore, o una Madonna di sopra; anzi levatosi da sedere si accostò al tavolino sopra del quale vi sono due quadrettini piccioli et separati con li detti santi che mi li mostrò, dicendo io potrei scrivere tutto ciò costà, ch'il pittore pigli poi quale di queste| due inventioni riputarà potere riuscire meglio, che doppo il favore di Vostra Altezza si promette del valor suo, et credo le sarebbe di sodisfattione di vederne prima qualche poco di dissegno. Callato poi da Aldobrandino, Sua Signoria illustrissima ancora mi parlò di questo, dicendomi che Sua Beatitudine propria le havea raccontato quanto ne passò meco la prima volta, et che se le farà un grandissimo piacere habbia tal quadro, poiché lo desidera assai, che riassicurai esso parimente quanto volontieri et efficacemente l'Altezza Vostra è per procurare ne resti servita. Della spesa veruno me ne ha toccato niente et osservarò in questo ancora quanto comanda […]».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 149, f. 1676r-1677v
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Giacomo Sorbolongo
Francesco Maria II della Rovere
Flavio Biondi
Clemente VIII
Pietro Aldobrandini
Carlo Maderno
Project

