Il conte di Chinchon si rassegna a chiedere opere della scuola di Barocci
Date Issued
January 15, 1606
Coverage Temporal
XVII sec.
Author(s)
Content
1606, 15 gennaio
Commento
Bernardo Maschi in Valladolid riferisce al duca di Urbino che il conte di Chinchon (vedi 1589, 13 aprile; 1590, 24 maggio; 1590, 26 maggio; 1590, 5 luglio; 1591, 5 gennaio; 1591, 24 luglio; 1592, 25 aprile; 1593, 30 gennaio; 1596, 1 settembre) è alla ricerca di qualche valido pittore della scuola di Barocci disponibile a eseguire i dipinti per la cappella che egli sta allestendo a Chinchon; il buon esito della Natività (vedi 1604, 4 settembre; 1605, 5 marzo) ha infatti rinfocolato la fama di Barocci presso la corte spagnola. L’ambasciatore urbinate ha spiegato a Chinchon che Barocci era ormai lentissimo nel lavoro e che d’altra parte Federico Zuccaro era allora operoso in Piemonte per Carlo Emanuele I di Savoia. Maschi ha comunque cercato di persuadere il conte di Chinchon che il duca di Urbino lo avrebbe aiutato a individuare qualche altro pittore non dozzinale tra Roma, Venezia e Firenze. Come dono per il Chinchon, potrebbe andare bene anche un’opera di mano di un collaboratore di Barocci (Gronau [1936] 2011, pp. 202-203, n. CCXCI). [Barbara Agosti, Camilla Colzani]
Trascrizione
«[…] Saprà dunque l'Altezza Vostra che il signor conte di Cincione il giorno dell’Epifania mandò con grandissima instanza a pregarmi, ch'io mi volessi veder seco perché m'havea da parlar di cosa, che molto gl'importava [...] mi dimandò alla fine se nello stato di Vostra Altezza si trovava tuttavia qualche buon pintore, perché non gli si era mai spenta un'estrema voglia, che teneva d'haver qualch' opera di quella grande, e famosa scola, da honorarne una sua capella in Cincione, et che gli seria bastato haverla tra 4 o 6 mesi, et che quando Vostra Altezza gl'havesse voluto far grazia di comandar che ne fusse compiacciuto, dava la parola come cavaliere che n'havria mandato ferie convenienti et a Vostra Altezza ne seria rimaso obligatissimo et mi presentava di ciò l'alligata memoria. Io intesi il mottivo et che 'l quadro presentato alla regina doveva haver eccitata questa gola, esclusi apertamente ch'egli potessi haver sattisfazione, se ben gl'affermai che Vostra Altezza havria sempre havuto prontissima volontà di dargliela, et per il suo merito, et per la confidente amicizia di tanti anni, et aggiunsi che 'l Baroccio, in chi si seria possuto far fondamento di qualche cosa eccellente, per le sue indisposizioni et per l'età o non travagliava più o se pur qualche volta pigliava il pennello in mano, havea bisogno d'anni per finir quel che cominciava.
Il Zuccari esser in Piemonte occupato per servizio di quel principe, né saper io che nello stato di Vostra Altezza si trovino addesso altri da potersene valere et che perciò mi perdonassi, se ricusavo d'accettar la memoria et la cura di questo negotio. Et il conte repplicò: "pues non havrà en Italia algun otro buen pintor, quel el señor duque me pudiesse hazer esta merced, feriandosela yo?"; né questo so, risposi, però non batte in questa difficoltà il punto, ma in non esser Vostra Altezza solita che da lei eschino cose men che buone, et in non potersi ella assicurare di quest'opere, quando venissero fatte da chi non fusse vassallo suo. Parve che il conte si turbasse così un poco; e tornando a farmi grand’instanza ch’io pigliassi la memoria, mi punse con dire che Mas favor que esse entendia el que el señor duque le haria, y que pues yo sabia, que el embaxador no llevava pena, me contentasse de imbiar, si quiera a Vostra Altezza la memoria en su nombre [...] Presi la memoria con prottesto di creder che l'havrei per le suddette cause mandata indarno, giudicando che non potessi anco esser d'alcun servitio a Vostra Altezza massime per i negozii da trattarsi addesso il lasciar così disgustato un ministro di questa qualità, che in Consiglio di Stato et d'Italia è uno de’ primi voti et non poco acuto a nocer et a giovare.
Vostra Altezza ha inteso le reiterate promesse de las ferias, se ben io non ne posso eser sicuro malevadore. Ma quand'ella inclinasse a compiacerlo, Vostra Altezza potria vedere quel che di qua fusse per piacerle e con farmene scrivere il suo intento, io ancora valendomi d’una lecita libertà cortigiana l’esporrei al conte sotto titolo della sua propria offerta, et così se ne staria al di sotto. E presupposto, che al Baroccio non accada pensare, mi vo figurando, che qualche buon offizial suo, ritoccandogli esso l'opere, forse suplirebbe in modo che 'l conte ne restaria contento, o che a Roma o in Venezia o a Fiorenza si trovaria qualch'altro non dozinal pittore che per 200 o 300 scudi se n'incaricarebbe, et Vostra Altezza con spesa inconsiderabile al suo potere, et a quelle della grandezza del suo animo, s'obbligheria questo cavaliero. Il quale, se ben non può quel che già poteva, non lascia però et per i suoi carichi, et per trovarsi con più di 60 mila scudi d’entrata d’haver autorità.
Hora supplico Vostra Altezza a perdonarmi la prolissità di questa lettera con la qualità dell’impulso, ch’ella vede, che n’ho havuto, et in caso che a Vostra Altezza paia, come forsi è, impertinenza mia, o d’altri, con degnarsi l’Altezza Vostra di farmi risponder due versi da poterli mostrar al conte, in che ella mostrando volontà di compiacerlo, si scusi di non haver al presente nel suo stato chi possa servirlo et che questo solo quadro per la regina si è stentato mill’anni, tutto serà rimediato, et il conte, ancor che di natura alquanto rissentita, per non dir venenosa, dovrà acquetarsi […]».
Commento
Bernardo Maschi in Valladolid riferisce al duca di Urbino che il conte di Chinchon (vedi 1589, 13 aprile; 1590, 24 maggio; 1590, 26 maggio; 1590, 5 luglio; 1591, 5 gennaio; 1591, 24 luglio; 1592, 25 aprile; 1593, 30 gennaio; 1596, 1 settembre) è alla ricerca di qualche valido pittore della scuola di Barocci disponibile a eseguire i dipinti per la cappella che egli sta allestendo a Chinchon; il buon esito della Natività (vedi 1604, 4 settembre; 1605, 5 marzo) ha infatti rinfocolato la fama di Barocci presso la corte spagnola. L’ambasciatore urbinate ha spiegato a Chinchon che Barocci era ormai lentissimo nel lavoro e che d’altra parte Federico Zuccaro era allora operoso in Piemonte per Carlo Emanuele I di Savoia. Maschi ha comunque cercato di persuadere il conte di Chinchon che il duca di Urbino lo avrebbe aiutato a individuare qualche altro pittore non dozzinale tra Roma, Venezia e Firenze. Come dono per il Chinchon, potrebbe andare bene anche un’opera di mano di un collaboratore di Barocci (Gronau [1936] 2011, pp. 202-203, n. CCXCI). [Barbara Agosti, Camilla Colzani]
Trascrizione
«[…] Saprà dunque l'Altezza Vostra che il signor conte di Cincione il giorno dell’Epifania mandò con grandissima instanza a pregarmi, ch'io mi volessi veder seco perché m'havea da parlar di cosa, che molto gl'importava [...] mi dimandò alla fine se nello stato di Vostra Altezza si trovava tuttavia qualche buon pintore, perché non gli si era mai spenta un'estrema voglia, che teneva d'haver qualch' opera di quella grande, e famosa scola, da honorarne una sua capella in Cincione, et che gli seria bastato haverla tra 4 o 6 mesi, et che quando Vostra Altezza gl'havesse voluto far grazia di comandar che ne fusse compiacciuto, dava la parola come cavaliere che n'havria mandato ferie convenienti et a Vostra Altezza ne seria rimaso obligatissimo et mi presentava di ciò l'alligata memoria. Io intesi il mottivo et che 'l quadro presentato alla regina doveva haver eccitata questa gola, esclusi apertamente ch'egli potessi haver sattisfazione, se ben gl'affermai che Vostra Altezza havria sempre havuto prontissima volontà di dargliela, et per il suo merito, et per la confidente amicizia di tanti anni, et aggiunsi che 'l Baroccio, in chi si seria possuto far fondamento di qualche cosa eccellente, per le sue indisposizioni et per l'età o non travagliava più o se pur qualche volta pigliava il pennello in mano, havea bisogno d'anni per finir quel che cominciava.
Il Zuccari esser in Piemonte occupato per servizio di quel principe, né saper io che nello stato di Vostra Altezza si trovino addesso altri da potersene valere et che perciò mi perdonassi, se ricusavo d'accettar la memoria et la cura di questo negotio. Et il conte repplicò: "pues non havrà en Italia algun otro buen pintor, quel el señor duque me pudiesse hazer esta merced, feriandosela yo?"; né questo so, risposi, però non batte in questa difficoltà il punto, ma in non esser Vostra Altezza solita che da lei eschino cose men che buone, et in non potersi ella assicurare di quest'opere, quando venissero fatte da chi non fusse vassallo suo. Parve che il conte si turbasse così un poco; e tornando a farmi grand’instanza ch’io pigliassi la memoria, mi punse con dire che Mas favor que esse entendia el que el señor duque le haria, y que pues yo sabia, que el embaxador no llevava pena, me contentasse de imbiar, si quiera a Vostra Altezza la memoria en su nombre [...] Presi la memoria con prottesto di creder che l'havrei per le suddette cause mandata indarno, giudicando che non potessi anco esser d'alcun servitio a Vostra Altezza massime per i negozii da trattarsi addesso il lasciar così disgustato un ministro di questa qualità, che in Consiglio di Stato et d'Italia è uno de’ primi voti et non poco acuto a nocer et a giovare.
Vostra Altezza ha inteso le reiterate promesse de las ferias, se ben io non ne posso eser sicuro malevadore. Ma quand'ella inclinasse a compiacerlo, Vostra Altezza potria vedere quel che di qua fusse per piacerle e con farmene scrivere il suo intento, io ancora valendomi d’una lecita libertà cortigiana l’esporrei al conte sotto titolo della sua propria offerta, et così se ne staria al di sotto. E presupposto, che al Baroccio non accada pensare, mi vo figurando, che qualche buon offizial suo, ritoccandogli esso l'opere, forse suplirebbe in modo che 'l conte ne restaria contento, o che a Roma o in Venezia o a Fiorenza si trovaria qualch'altro non dozinal pittore che per 200 o 300 scudi se n'incaricarebbe, et Vostra Altezza con spesa inconsiderabile al suo potere, et a quelle della grandezza del suo animo, s'obbligheria questo cavaliero. Il quale, se ben non può quel che già poteva, non lascia però et per i suoi carichi, et per trovarsi con più di 60 mila scudi d’entrata d’haver autorità.
Hora supplico Vostra Altezza a perdonarmi la prolissità di questa lettera con la qualità dell’impulso, ch’ella vede, che n’ho havuto, et in caso che a Vostra Altezza paia, come forsi è, impertinenza mia, o d’altri, con degnarsi l’Altezza Vostra di farmi risponder due versi da poterli mostrar al conte, in che ella mostrando volontà di compiacerlo, si scusi di non haver al presente nel suo stato chi possa servirlo et che questo solo quadro per la regina si è stentato mill’anni, tutto serà rimediato, et il conte, ancor che di natura alquanto rissentita, per non dir venenosa, dovrà acquetarsi […]».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 187, ff. 611r-613v
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Francesco Maria II della Rovere
Bernardo Maschi
Diego Fernández de Cabrera y Bobadilla conte di Chinchon
Federico Zuccaro
Project

