Il duca di Urbino vuole scoraggiare il conte di Olivares
Date Issued
February 11, 1588
Coverage Temporal
XVI sec.
Author(s)
Content
1588, 11 febbraio
Commento
Il duca di Urbino in Pesaro scrive a Grazioso Graziosi (Gronau, [1936] 2011, pp. 195-196, n. CCLXXIX) raccomandando di scoraggiare il conte di Olivares (vedi 6 febbraio 1588) data la estrema lentezza di Barocci nel lavoro, richiamando due casi illustri di proprie commesse che il pittore era stato particolarmente lungo a portare a compimento, la seconda versione della Vocazione di sant'Andrea per Filippo II e la Fuga di Enea da Troia per Rodolfo II. Tra le commissioni illustri eluse dal pittore viene rievocata anche quella da parte del cardinale Alessandro Farnese (vedi 1587, gennaio). [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Ancor che scriviate d'haver detto all'ambasciatore di Spagna le difficoltà che passano in haver opere et lavori di man di Federico Baroccio, noi volemo nondimeno che torniate a repplicarli, dopo l'haverli fatto sapere che s'è havuto il dissegno, et intesosi il desiderio suo, ch'a noi parrebbe di servire l'Eccellenza Sua in luogo di servirla come desideramo, se non le facessimo intendere le difficoltà et lunghezze che son per passare con quest'huomo, il quale e per la lentezza sua (che è incredibile) et per la mala sanità che continuamente ha, manda le cose sue tutte in infinito, né è possibile di dar a ciò rimedio nissuno, perché niente d'auttorità che si voless'usare seco, o col sollecitarlo, o col voler che per un tempo determinato promettesse qualche opera sua, sarebbe un farlo cacciar subito in un letto, et accrescere non poco l'indispositioni sue ordinarie, di modo che noi, quando volemo qualche cosa da lui, bisogna che procediam seco con un rispetto et risserva grandissima. Et già sapete c'havendo noi voluto un quadro da lui per mandarlo al re con qualche occasione, egli ce lo fece stentare cinqu'anni intieri, et dipoi, havendogline dato a far un altro per l'imperatore, che ce n'ha fatta molta istanza, sono anni che l'ha in mano, né sappiamo ciò che ci sperare circa 'l vederlo finito, poiché la natura sua non pate anco che ne sia ricerco, sì che | dall'essempio di questi, che non vi sono però molte figure, noi andiam considerando, bisognando che ne vadino molte nell'historia dei re ch’ esso ambasciatore vorrebbe, che non possi voler manco d'otto o dieci anni a compirlo, et chi sa in che stato egli si truova, non crederebbe mai che fosse per viver tanto. Se le potrebb'anche dire che per queste considerationi et rispetti fu necessitato il cardinale Farnese ancora a lasciar un medesmo pensiero et desiderio, com'hanno fatto molti et molti altri ancora. Che voglia dunque Sua Eccellenza considerare tutte queste cose, quali noi habbiam reputato necessario che sappia, acciò non le paresse poi strano di toccarle tutte con mano, et se esse non ostante le parrà pure che noi habbiam da ordinarli questo suo lavoro, non lascerem alla fine di farlo, ma con tutti questi però c'havete inteso. A voi poi soggiugniamo, oltra le cose suddette, non esser tali le sodisfattioni che ricevemo dal re et ministri suoi, particularmente da questo, da che altro non habbiam havuto che vane speranze, che noi habbiam da smaniar per loro, et gettare un migliaro di scudi, com'in questo quadro per il manco si farebbe […]».
Commento
Il duca di Urbino in Pesaro scrive a Grazioso Graziosi (Gronau, [1936] 2011, pp. 195-196, n. CCLXXIX) raccomandando di scoraggiare il conte di Olivares (vedi 6 febbraio 1588) data la estrema lentezza di Barocci nel lavoro, richiamando due casi illustri di proprie commesse che il pittore era stato particolarmente lungo a portare a compimento, la seconda versione della Vocazione di sant'Andrea per Filippo II e la Fuga di Enea da Troia per Rodolfo II. Tra le commissioni illustri eluse dal pittore viene rievocata anche quella da parte del cardinale Alessandro Farnese (vedi 1587, gennaio). [Barbara Agosti, Maria Luna Vizzini]
Trascrizione
«Ancor che scriviate d'haver detto all'ambasciatore di Spagna le difficoltà che passano in haver opere et lavori di man di Federico Baroccio, noi volemo nondimeno che torniate a repplicarli, dopo l'haverli fatto sapere che s'è havuto il dissegno, et intesosi il desiderio suo, ch'a noi parrebbe di servire l'Eccellenza Sua in luogo di servirla come desideramo, se non le facessimo intendere le difficoltà et lunghezze che son per passare con quest'huomo, il quale e per la lentezza sua (che è incredibile) et per la mala sanità che continuamente ha, manda le cose sue tutte in infinito, né è possibile di dar a ciò rimedio nissuno, perché niente d'auttorità che si voless'usare seco, o col sollecitarlo, o col voler che per un tempo determinato promettesse qualche opera sua, sarebbe un farlo cacciar subito in un letto, et accrescere non poco l'indispositioni sue ordinarie, di modo che noi, quando volemo qualche cosa da lui, bisogna che procediam seco con un rispetto et risserva grandissima. Et già sapete c'havendo noi voluto un quadro da lui per mandarlo al re con qualche occasione, egli ce lo fece stentare cinqu'anni intieri, et dipoi, havendogline dato a far un altro per l'imperatore, che ce n'ha fatta molta istanza, sono anni che l'ha in mano, né sappiamo ciò che ci sperare circa 'l vederlo finito, poiché la natura sua non pate anco che ne sia ricerco, sì che | dall'essempio di questi, che non vi sono però molte figure, noi andiam considerando, bisognando che ne vadino molte nell'historia dei re ch’ esso ambasciatore vorrebbe, che non possi voler manco d'otto o dieci anni a compirlo, et chi sa in che stato egli si truova, non crederebbe mai che fosse per viver tanto. Se le potrebb'anche dire che per queste considerationi et rispetti fu necessitato il cardinale Farnese ancora a lasciar un medesmo pensiero et desiderio, com'hanno fatto molti et molti altri ancora. Che voglia dunque Sua Eccellenza considerare tutte queste cose, quali noi habbiam reputato necessario che sappia, acciò non le paresse poi strano di toccarle tutte con mano, et se esse non ostante le parrà pure che noi habbiam da ordinarli questo suo lavoro, non lascerem alla fine di farlo, ma con tutti questi però c'havete inteso. A voi poi soggiugniamo, oltra le cose suddette, non esser tali le sodisfattioni che ricevemo dal re et ministri suoi, particularmente da questo, da che altro non habbiam havuto che vane speranze, che noi habbiam da smaniar per loro, et gettare un migliaro di scudi, com'in questo quadro per il manco si farebbe […]».
Archivist's Notes
Coll. ASF, Urbino, Classe I, Filza 163, f. 1395 r-v
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Bibl. G. Gronau, Documenti artistici urbinati [Firenze 1936], Urbino 2011
Physical Type
Foglio
Preservation
Buono
Language
Italiano
Project
Keywords
Francesco Maria II della Rovere
Grazioso Graziosi
Enrique de Guzmán conte di Olivares
Filippo II
Rodolfo II
Alessandro Farnese
Project

