Testamento
Archival Unit
566
Date Issued
July 4, 1595
Coverage Temporal
XVI sec.
Corporate Body
Content
Il Capitano Francesco Ridolfo Buffa di Urbino, dovendo andare alla guerra per ordine di Sua Altezza Serenissima, fa testamento e fra gli altri legati lascia alla Fraternita di Piandimercato 100 fiorini e 25 scudi. Istituisce eredi universali i propri figliuoli e se questi non avessero discendenti, sostituisce i suoi consobrini, lasciando alla detta Fraternita la possessione di Mazzaferro.
Rog. Giovanni Ciarlini di Urbino.(1)
Rog. Giovanni Ciarlini di Urbino.(1)
Fonds
Archivist's Notes
Busta n. 12
(1) Si veda anche il regesto di Antonio Corradini, che qui di seguito si riporta integralmente:
«Carta.
Il Capitan Francesco Ridolfo Buffa d’Urbino, dovendo andare alla guerra per ordine di Sua Altezza Serenissima, fa il suo testamento, in cui ordina, che i suoi Eredi debbano in perpetuo somministrare l’olio per ardere un’altra lampana all’Altare e Cappella della Madonna in S. Francesco stata già da molti anni sotto la custodia e cura di detto Testatore, e de suoi Antenati.
2° li detti eredi debbano in perpetuo far celebrare due messe la settimana all’Altare della Cappella di S. Sebastiano in S. Francesco.
3° altre due messe la settimana per l’anima della Signora Agnesina sua consorte, del Signor Gasparre suo Padre, e del Signor Vincenzo suo Zio.
4° far celebrare due Offizj da morto ogn’anno in perpetuo.
5° far celebrare in S. Francesco una messa quotidiana in perpetuo all’Altare privilegiato, come anche gl’Offizj soliti della sua Casa nel giorno della Candelora, e di S. Sebastiano in S. Francesco, e l’altro di S. Elisabetta nel Duomo.
6° adempire tutte le lascite fatte dal Padre Fra Ambrogio Cappuccino, fratello del Testatore nel testamento e codicillo.
Lascia alla Fraternita di Piandimercato 100 fiorini, e 25 scudi dietro alle disposizioni di detto Fra Ambrogio.
Lascia 25 scudi da distribuirsi ai Poveri.
Lascia ai Frati di S. Girolamo cinque scudi col peso di celebrare le messe di S. Gregorio.
Gli eredi e successori qualunque volta manchino di adempire i detti legati, incorrano la pena di 200 scudi da applicarsi alla Fraternita di Pian di mercato.
In tutti gl’altri beni instituisce eredi ugualmente i suoi figli Messer Gasparre, e Vincenzo; e se questi prima di 20 anni morissero senza figli, lascia ai suoi consobrini Capitano Alessandro Silla, e Marcello de Barignani da Pesaro la sua casa mobigliata d’Urbino, il Molino da grano, ed il podere aderente, proibendone l’alienazione sotto pena della privazione di detti beni da applicarsi alla detta Fraternita.
In caso poi, che i detti suoi figli morissero quando si sia senza figli, lascia alla detta Fraternita la possessione di Mazzaferro presso i beni del Capitano Giulio Sanfreoli, di Fabio Bartolini, delle Sore etc. con il campo detto della Croce, e bestiame, col peso di un’altra messa quotidiana perpetua in S. Francesco, e di tre Uffizj l’anno.
Esecutori testamentarj il Duca, Polluce Galli d’Urbino, ed Alessandro Barignani da Pesaro.
Rog. Giovanni Ciarlini nella Casa del Testatore posta in Urbino nel Borgo di Valbona presso i beni degli eredi di Messer Niccolò Ceci, le strade da due bande etc.
Essendo presenti Don Antonio Lucci Curato del Duomo, Don Cincinnato Cini Rettore di S. Lucia, Don Virginio Lazzari, Don Giambattista Pellicciaro, Don Pompilio Spelli, Don Giancarlo Valentini, e Don Giambrandino Brancarino Sacerdoti d’Urbino.
Il detto Capitano Francesco Buffa eletto già Rettore della Fraternita nell’Agosto 1592 morì li 18 Ottobre 1595 in Borgogna a Leon Sens avendo seco la compagnia, come dal Libro de Rettori della Fraternita.
Essendo poi morti senza figli ambedue i figli di detto Capitan Buffi, la Fraternita doveva muovere il giudizio contro il Signor Giovanni Rossi d’Urbino, che teneva la possessione di Mazzaferro, la quale doveva ricadere alla detta Fraternita.»
Corradini, Antonio, Spoglio delle pergamene urbinati (copia di Antonio Rosa), manoscritto cartaceo, legato in cartone, secolo XIX, millimetri 305 x 220, volume II, carte 122 recto - 123 recto (segnatura di collocazione ‘Urbino 107’).
(1) Si veda anche il regesto di Antonio Corradini, che qui di seguito si riporta integralmente:
«Carta.
Il Capitan Francesco Ridolfo Buffa d’Urbino, dovendo andare alla guerra per ordine di Sua Altezza Serenissima, fa il suo testamento, in cui ordina, che i suoi Eredi debbano in perpetuo somministrare l’olio per ardere un’altra lampana all’Altare e Cappella della Madonna in S. Francesco stata già da molti anni sotto la custodia e cura di detto Testatore, e de suoi Antenati.
2° li detti eredi debbano in perpetuo far celebrare due messe la settimana all’Altare della Cappella di S. Sebastiano in S. Francesco.
3° altre due messe la settimana per l’anima della Signora Agnesina sua consorte, del Signor Gasparre suo Padre, e del Signor Vincenzo suo Zio.
4° far celebrare due Offizj da morto ogn’anno in perpetuo.
5° far celebrare in S. Francesco una messa quotidiana in perpetuo all’Altare privilegiato, come anche gl’Offizj soliti della sua Casa nel giorno della Candelora, e di S. Sebastiano in S. Francesco, e l’altro di S. Elisabetta nel Duomo.
6° adempire tutte le lascite fatte dal Padre Fra Ambrogio Cappuccino, fratello del Testatore nel testamento e codicillo.
Lascia alla Fraternita di Piandimercato 100 fiorini, e 25 scudi dietro alle disposizioni di detto Fra Ambrogio.
Lascia 25 scudi da distribuirsi ai Poveri.
Lascia ai Frati di S. Girolamo cinque scudi col peso di celebrare le messe di S. Gregorio.
Gli eredi e successori qualunque volta manchino di adempire i detti legati, incorrano la pena di 200 scudi da applicarsi alla Fraternita di Pian di mercato.
In tutti gl’altri beni instituisce eredi ugualmente i suoi figli Messer Gasparre, e Vincenzo; e se questi prima di 20 anni morissero senza figli, lascia ai suoi consobrini Capitano Alessandro Silla, e Marcello de Barignani da Pesaro la sua casa mobigliata d’Urbino, il Molino da grano, ed il podere aderente, proibendone l’alienazione sotto pena della privazione di detti beni da applicarsi alla detta Fraternita.
In caso poi, che i detti suoi figli morissero quando si sia senza figli, lascia alla detta Fraternita la possessione di Mazzaferro presso i beni del Capitano Giulio Sanfreoli, di Fabio Bartolini, delle Sore etc. con il campo detto della Croce, e bestiame, col peso di un’altra messa quotidiana perpetua in S. Francesco, e di tre Uffizj l’anno.
Esecutori testamentarj il Duca, Polluce Galli d’Urbino, ed Alessandro Barignani da Pesaro.
Rog. Giovanni Ciarlini nella Casa del Testatore posta in Urbino nel Borgo di Valbona presso i beni degli eredi di Messer Niccolò Ceci, le strade da due bande etc.
Essendo presenti Don Antonio Lucci Curato del Duomo, Don Cincinnato Cini Rettore di S. Lucia, Don Virginio Lazzari, Don Giambattista Pellicciaro, Don Pompilio Spelli, Don Giancarlo Valentini, e Don Giambrandino Brancarino Sacerdoti d’Urbino.
Il detto Capitano Francesco Buffa eletto già Rettore della Fraternita nell’Agosto 1592 morì li 18 Ottobre 1595 in Borgogna a Leon Sens avendo seco la compagnia, come dal Libro de Rettori della Fraternita.
Essendo poi morti senza figli ambedue i figli di detto Capitan Buffi, la Fraternita doveva muovere il giudizio contro il Signor Giovanni Rossi d’Urbino, che teneva la possessione di Mazzaferro, la quale doveva ricadere alla detta Fraternita.»
Corradini, Antonio, Spoglio delle pergamene urbinati (copia di Antonio Rosa), manoscritto cartaceo, legato in cartone, secolo XIX, millimetri 305 x 220, volume II, carte 122 recto - 123 recto (segnatura di collocazione ‘Urbino 107’).
Physical Type
Rotolo
Preservation
Buono
Language
Latino
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Name
0566.1.jpg
Size
2.99 MB
Format
JPEG
Checksum (MD5)
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