Testamento
Archival Unit
465
Date Issued
February 8, 1491
Coverage Temporal
XV sec.
Corporate Body
Content
Federico di Giambattista de’ Prefetti di Urbino, nel suo testamento, dopo di avere disposto di varj legati, istituisce la Fraternita di Piandimercato sua erede universale.
Rog. Antonio di Ser Simone d’Antonio.(1)
Rog. Antonio di Ser Simone d’Antonio.(1)
Fonds
Archivist's Notes
Busta n. 10
(1) Si veda anche il regesto di Antonio Corradini, assai più circostanziato:
«Federico di Giambattista de Prefetti d’Urbino nel suo testamento si elegge la sepoltura a S. Domenico, alla qual Chiesa e Convento lascia 20 ducati d’oro per un paramento per la messa solenne.
Lascia cinque fiorini alla Cattedrale. Lascia alla Chiesa, ed al Convento di S. Francesco due fiorini. Lascia alla Chiesa e al Convento di S. Bernardino fuori della Città cinque fiorini per la Fabbrica, e per l’ornato. Lascia alle Monache, e al Monastero di S. Chiara del Cortile cinque fiorini per i loro bisogni. Lascia al Convento di S. Girolamo in Spineto, e di S. Agostino del Borgo di S. Paolo un fiorino per ciascuno dei detti luoghi.
Lascia alla Luminaria di S. Sebastiano, ed al Sindaco un fiorino.
Lascia a Guidobaldo Duca d’Urbino tutte le azioni competenti al detto testatore sopra il Castello di Cartoceto, sopra quel fortilizio, e sopra altri beni in quel distretto.
Lascia alla sua moglie Francesca figlia del fu Venanzio de Becci d’Urbino 30 fiorini avuti in dote, e più gl’alimenti.
Lascia a Gentile figlia di Veronica figlia del fu Pietro di Talacchio 25 fiorini per maritarsi.
Lascia ad Antonia del quondam Battista de Prefetti suo zio gli alimenti se ne aurà bisogno.
Lascia esecutori i Rettori della Fraternita di Piandimercato colla facoltà di vendere la porzione della Casa in Urbino in comune col detto Antonio, e con un suo Nipote figlio del fu Guidantonio suo fratello, come anche i beni, che una volta occupò Ugolino Bandi, e successivamente Federico di lui figlio nella Corte di Montefalcone; e non bastando questi, si vendano i beni più separati del podere di Mondelce.
In tutti gl’altri suoi beni instituisce erede la Fraternita di Pian di mercato col peso di dare ogn’anno fuori del caso dei detti alimenti alla moglie, ed al Zio, la terza parte dei frutti di detto podere alla Fraternita dei disciplinati di S. Croce, e l’altro terzo ai Frati di S. Agata della Congregazione di S. Salvatore, i quali siano tenuti a celebrare o far celebrare una messa per settimana nella Chiesa di S. Domenico nella Cappella degli apostoli, e dire le messe di S. Gregorio dopo morto il testatore.
I disciplinati poi di S. Croce debbano far celebrare ogn’anno nella detta Chiesa di S. Domenico due anniversarj di 25 messe almeno.
Rog. Antonio di Ser Simone d’Antonio della Quadra di Pusterla nell’oratorio del Monastero di S. Agata presso la detta Chiesa, ed altre case del detto Convento, essendo presenti il Priore, il Vicario, ed altri tre Frati Canonici Regolari di S. Salvatore etc.
Il detto Testatore fu decapitato nel mese di Gennaio 1512, e fu veduto morto dal detto Notaro avanti il Palazzo de Priori nella Piazza etc. nel mese di Gennaro adi 31 fu autenticato il Testamento.
Nel libro A di S. Croce d’Urbino carta 212 e seguenti oltre la Copia di detto testamento, vi sono riportate altre notizie sopra il detto Testatore, e la sua eredità.
Il detto Federico dopo il testamento ebbe due figli naturali da una concubina che teneva in Casa, alla quale lasciò 100 fiorini, ed i mobili di casa in procinto di essere condotto all’ultimo supplizio, essendo passati due giorni e mezzo tra la sua cattura e la morte, dopo la quale insorse questione sopra gli alimenti da darsi ai detti figli naturali o spurj, se ciò dovesse essere a carico della sola Fraternita erede, o anche dei Legatarj, cioè dei Frati di S. Agata, e dei Fratelli di S. Croce, essendo già prima morti il Zio, e la moglie di detto Testatore, che lasciò diversi debiti.
Il Dottor Matteo da Vico scrisse sopra il detto punto un ragionato Consiglio, ossia voto legale, che fu accettato dalla Duchessa Elisabetta sotto il dì 29 Gennaro 1515 nel Palazzo Ducale di Pesaro.
Dal detto Consiglio ricaviamo due soli passi, cioè:
Pro hac opinione fuit anno pręferito in hac curia per virum doctissimum D. B. Episcopum Iustinopolitanum Marchię locumtenentem per eius definitivam sententiam decisum.
Possim adducere infinita jura et decisiones, quas alias recolegi in annalibus meis, quę nunc non curo referre.
Vedi S. Croce N.° 9 pergamena.»
Corradini, Antonio, Spoglio delle pergamene urbinati (copia di Antonio Rosa), manoscritto cartaceo, legato in cartone, secolo XIX, millimetri 305 x 220, volume II, carte 98 recto – 99 recto (segnatura di collocazione ‘Urbino 107’).
La pergamena numero 9 dell’Archivio della Fraternita di Santa Croce, alla quale il Corradini fa riferimento alla fine del suo regesto, non è conservata dall’ateneo urbinate, ma se ne può leggere il regesto nello stesso Spoglio delle pergamene urbinati, già citato, volume I, carta 63 recto e verso. Purtroppo il regesto in questione omette di chiarire le ragioni per le quali Federico di Giambattista de Prefetti (un personaggio all’apparenza piuttosto significativo, o comunque appartenente ad una famiglia illustre) venne decapitato.
(1) Si veda anche il regesto di Antonio Corradini, assai più circostanziato:
«Federico di Giambattista de Prefetti d’Urbino nel suo testamento si elegge la sepoltura a S. Domenico, alla qual Chiesa e Convento lascia 20 ducati d’oro per un paramento per la messa solenne.
Lascia cinque fiorini alla Cattedrale. Lascia alla Chiesa, ed al Convento di S. Francesco due fiorini. Lascia alla Chiesa e al Convento di S. Bernardino fuori della Città cinque fiorini per la Fabbrica, e per l’ornato. Lascia alle Monache, e al Monastero di S. Chiara del Cortile cinque fiorini per i loro bisogni. Lascia al Convento di S. Girolamo in Spineto, e di S. Agostino del Borgo di S. Paolo un fiorino per ciascuno dei detti luoghi.
Lascia alla Luminaria di S. Sebastiano, ed al Sindaco un fiorino.
Lascia a Guidobaldo Duca d’Urbino tutte le azioni competenti al detto testatore sopra il Castello di Cartoceto, sopra quel fortilizio, e sopra altri beni in quel distretto.
Lascia alla sua moglie Francesca figlia del fu Venanzio de Becci d’Urbino 30 fiorini avuti in dote, e più gl’alimenti.
Lascia a Gentile figlia di Veronica figlia del fu Pietro di Talacchio 25 fiorini per maritarsi.
Lascia ad Antonia del quondam Battista de Prefetti suo zio gli alimenti se ne aurà bisogno.
Lascia esecutori i Rettori della Fraternita di Piandimercato colla facoltà di vendere la porzione della Casa in Urbino in comune col detto Antonio, e con un suo Nipote figlio del fu Guidantonio suo fratello, come anche i beni, che una volta occupò Ugolino Bandi, e successivamente Federico di lui figlio nella Corte di Montefalcone; e non bastando questi, si vendano i beni più separati del podere di Mondelce.
In tutti gl’altri suoi beni instituisce erede la Fraternita di Pian di mercato col peso di dare ogn’anno fuori del caso dei detti alimenti alla moglie, ed al Zio, la terza parte dei frutti di detto podere alla Fraternita dei disciplinati di S. Croce, e l’altro terzo ai Frati di S. Agata della Congregazione di S. Salvatore, i quali siano tenuti a celebrare o far celebrare una messa per settimana nella Chiesa di S. Domenico nella Cappella degli apostoli, e dire le messe di S. Gregorio dopo morto il testatore.
I disciplinati poi di S. Croce debbano far celebrare ogn’anno nella detta Chiesa di S. Domenico due anniversarj di 25 messe almeno.
Rog. Antonio di Ser Simone d’Antonio della Quadra di Pusterla nell’oratorio del Monastero di S. Agata presso la detta Chiesa, ed altre case del detto Convento, essendo presenti il Priore, il Vicario, ed altri tre Frati Canonici Regolari di S. Salvatore etc.
Il detto Testatore fu decapitato nel mese di Gennaio 1512, e fu veduto morto dal detto Notaro avanti il Palazzo de Priori nella Piazza etc. nel mese di Gennaro adi 31 fu autenticato il Testamento.
Nel libro A di S. Croce d’Urbino carta 212 e seguenti oltre la Copia di detto testamento, vi sono riportate altre notizie sopra il detto Testatore, e la sua eredità.
Il detto Federico dopo il testamento ebbe due figli naturali da una concubina che teneva in Casa, alla quale lasciò 100 fiorini, ed i mobili di casa in procinto di essere condotto all’ultimo supplizio, essendo passati due giorni e mezzo tra la sua cattura e la morte, dopo la quale insorse questione sopra gli alimenti da darsi ai detti figli naturali o spurj, se ciò dovesse essere a carico della sola Fraternita erede, o anche dei Legatarj, cioè dei Frati di S. Agata, e dei Fratelli di S. Croce, essendo già prima morti il Zio, e la moglie di detto Testatore, che lasciò diversi debiti.
Il Dottor Matteo da Vico scrisse sopra il detto punto un ragionato Consiglio, ossia voto legale, che fu accettato dalla Duchessa Elisabetta sotto il dì 29 Gennaro 1515 nel Palazzo Ducale di Pesaro.
Dal detto Consiglio ricaviamo due soli passi, cioè:
Pro hac opinione fuit anno pręferito in hac curia per virum doctissimum D. B. Episcopum Iustinopolitanum Marchię locumtenentem per eius definitivam sententiam decisum.
Possim adducere infinita jura et decisiones, quas alias recolegi in annalibus meis, quę nunc non curo referre.
Vedi S. Croce N.° 9 pergamena.»
Corradini, Antonio, Spoglio delle pergamene urbinati (copia di Antonio Rosa), manoscritto cartaceo, legato in cartone, secolo XIX, millimetri 305 x 220, volume II, carte 98 recto – 99 recto (segnatura di collocazione ‘Urbino 107’).
La pergamena numero 9 dell’Archivio della Fraternita di Santa Croce, alla quale il Corradini fa riferimento alla fine del suo regesto, non è conservata dall’ateneo urbinate, ma se ne può leggere il regesto nello stesso Spoglio delle pergamene urbinati, già citato, volume I, carta 63 recto e verso. Purtroppo il regesto in questione omette di chiarire le ragioni per le quali Federico di Giambattista de Prefetti (un personaggio all’apparenza piuttosto significativo, o comunque appartenente ad una famiglia illustre) venne decapitato.
Physical Type
Rotolo
Preservation
Buono
Language
Latino
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Name
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Size
45.87 MB
Format
JPEG
Checksum (MD5)
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