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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/20.500.12731/9046
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dc.contributor.authoranonimo romano sec. XVIII
dc.coverage.shelfmarkBiblioteca Universitaria San Girolamo
dc.coverage.spatialabbreviationPU
dc.coverage.spatialpvccUrbino (PU)
dc.coverage.temporalsec. XVIII
dc.date.accessioned2022-05-26T09:05:13Z
dc.date.available2022-05-26T09:05:13Z
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/20.500.12731/9046
dc.descriptionIl Cardinale Pierluigi Carafa (1677-1755) è vice legato di Urbino, su incarico del Pontefice Clemente XI, dal 1701 e per circa tre anni durante l'assenza del cardinale legato Marcello d'Aste. I legami con la città feltresca si estendono anche al territorio valutando che nel 1703 riceve l'incarico del governatorato di Camerino e nel 1705 di Ancona. Nel 1728, viene elevato alla porpora cardinalizia dal papa Benedetto XIII a suggellare una carriera di lungo corso, iniziata con studi legali e la laurea in utroque iure nella città natale, Napoli, per dirottare verso quella ecclesiastica; ciò per ragioni familiari, in quanto figlio secondogenito di Francesco principe di Belvedere e di Giovanna Grimaldi, e di conseguenza il patrimonio spettante al fratello. Nel 1699, a Roma, favorito dai vincoli di parentela con il pontefice Innocenzo XII, diventa cameriere segreto del papa e referendario delle due Segnature. Incarichi che preludono al soggiorno in terra marchigiana, da dove è nuovamente chiamato a Roma nel 1708 per essere destinato ad alte cariche; nel 1713 regge la nunziatura di Firenze, definendo felicemente, due anni dopo, un negoziato di un certo rilievo per aver ottenuto dal granduca Cosimo III il consenso di unire le proprie unità navali alla flotta pontificia in appoggio alla Repubblica di Venezia nella guerra contro i Turchi. Lascia Firenze nel 1717 per far ritorno a Roma, in quanto nominato segretario della Congregazione di Propaganda Fide, carica che ricopre per sette anni durante i quali deve far fronte a due gravi problemi: la secessione dei giansenisti della Chiesa di Utrecht e la disobbedienza dei missionari gesuiti alle decisioni papali intorno ai cosidetti riti cinesi. Se nel primo caso la sia azione non sortisce gli effetti desiderati, ma anzi si accresce la frattura tra la Santa Sede e la Chiesa giansenista, i Gesuiti furono obbligati ad osservare un a serie di nuove norme previste dal decreto Carafa; toni duri che precedono il suo trasferimento alla segreteria della Congregazione dei vescovi e regolari prima di diventare cardinale. Il ritratto urbinate, ancora una "tela di testa", lo rappresenta a mezzo busto con cappa e zucchetto, in anni ancora giovanili. Anna Fucili Tratto da: Raccolte d'arte 1. / a cura di Bonita Cleri ; presentazione di Stefano Pivato ; con un saggio di Giovanna Perini Folesani ; testi di Bonita Cleri, Daphne De Luca, Fabio Fraternali, Anna Fucili, Marilena Luzietti, Marcella Pantalone ; schede di Anna Maria Ambrosini Massari ... [et al.] pp. 77-78. Iscrizioni: lungo il lato inferiore "PETRUS ALOYSIUS CARAFA"
dc.description.preservationstatebuono
dc.subjectCardinale Pierluigi Carafa
dc.titleRitratto del Cardinale Pierluigi Carafa
dc.typeDipinto
dc.type.materialandtechniqueOlio su tela, cm 76 x 62
dc.rights.licenseCC BY
local.formartworks
item.openairetypeDipinto
item.datenull - null
item.fulltextWith Fulltext
item.grantfulltextopen
item.openairecristypehttp://purl.org/coar/resource_type/c_18cf
item.locationUrbino (PU), PU
item.cerifentitytypePublications
Appears in Collections:Biblioteca Universitaria San Girolamo
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