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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/20.500.12731/3747
Archival Unit: 302
Issue Date: 8-Mar-1429
Chronology: XV sec.
Title: Testamento del Conte Guidantonio di Montefeltro
Producing entity (organization): Congregazione di Carità 
Content: 
Il conte Guidantonio figlio di Antonio conte di Montefeltro e d’Urbino, nel suo testamento lascia alla Fraternita di S. Maria della Misericordia di Urbino, i Molini del Borgo, secondo lasciò Rengarda Malatesta sua prima moglie. Lascia ai Rettori della Fraternita le rendite ch’egli percepisce dal Monte di Firenze. Istituisce suo erede universale Oddantonio suo figlio legittimo e naturale, al quale morendo senza discendenza, sostituisce Federico suo figlio naturale legittimato.
In una aggiunta al suo testamento vuole che oltre a quello che lasciò Rengarda sua moglie alla Fraternita vi si aggiungano 200 ducati l’anno. Qualora poi i suoi due figli Oddantonio e Federico non avessero discendenza, istituisce la detta Fraternita erede universale di tutti i suoi beni.
La contessa Rengarda Malatesta con suo testamento in data 24 Settembre 1423, lascia alla Fraternita di Piandimercato, tutti i suoi beni che comprò e possiede nella contrada di Magliano nel territorio di Cagli.
Rog. Bartolomeo degli Antaldi.(1)
Fond: Congregazione di Carità 
URI Identifier: http://hdl.handle.net/20.500.12731/3747
Archivist's notes: 
Busta n. 7
(1) Benché in questo caso Luigi Nardini non sia particolarmente compendioso, la notevole importanza dei personaggi porta a considerare irrinunciabile l’esame del regesto di Antonio Corradini, che invade quasi cinque pagine della copia fattane da Antonio Rosa, ed è dunque estremamente esauriente e dettagliato:
«Il Conte Guidantonio figlio di Antonio Conte di Montefeltro, d’Urbino etc. nel suo testamento scritto di proprio pugno in Gubbio, si lascia sepolto nella Cappella grande di S. Donato (poi S. Bernardino fuori delle mura d’Urbino) … lascia alla Fraternita di S. Maria della Misericordia d’Urbino i Molini del Borgo, secondo lasciò Rengarda Malatesta sua prima moglie, la cui dote fu diecimila fiorini, ma poi ne mancarono mille e duecento, la qual somma detratta, come anche il grano tolto da Pandolfo, i frutti non percepiti, le spese del funere, e le lascite pagate, il resto si metta sul Monte di Venezia, o di Firenze, ed il frutto ogn’anno si dispensi per amor di Dio dai Rettori della detta Fraternita dopoche auranno pensato pel Convento di S. Ambrogio di Gubbio. Di più lascia la rendita che ha del Monte di Fiorenza ai detti Rettori, i quali dopo pagati i debiti distribuiscono per Iddio a loro piacimento; ma lui piacerebbe, che le due parti si spendessero in maritar Donzelle; volendo ancora, ch’essi spendano in cose necessarie ad un Maestro in Teologia, che spieghi in S. Francesco; 20 ducati spendano in li … in S. Francesco … e per chi dice la messa cantando in S. Francesco … In tutti gl’altri suoi beni lascia suo erede universale Oddantonio suo figlio legittimo e naturale, che vuole sia Signore, Rettore, e Governator Generale di quanto possiede, e possederà alla morte; ma rimanendo un’altro [sic] figlio maschio, vuole, che Oddantonio sia Signore d’Urbino, di Casteldurante, del Peglio, di Montefeltro, e del resto di là; al secondo tocchi Gubbio, Assisi, o lo scambio secondo la promessa del Papa, e la metà delle possessioni d’Urbino, e di Montefeltro, e non avendo altro per Assisi, gli lascia Frontone, e la metà del Montefeltro. In caso poi, che dal Testatore non rimanesse nessun maschio legittimo e naturale, lascia suo erede universale Federico suo figlio legittimato, ed universal Signore etc.
Adi 19 Agosto 1430 lo stesso Conte Guidantonio di sua propria mano facendo l’aggiunta al suo testamento lascia e vuole, che di quanto perverrà nelle mani dei detti Rettori della Fraternita d’Urbino, già lasciato da Rengarda sua moglie, vi siano 200 ducati l’anno da dispensarsi in questa forma; cioè ad Urbino 85 ducati l’anno, e cinque settimi; a Gubbio 57 ducati l’anno ed un settimo; a Cagli 28 ducati l’anno, e quattro settimi; ed altrettanti in Monte Feltro, ed in Massa per anno (nella distribuzione dei 200 ducati Guidantonio considerò Urbino come sei, Gubbio come quattro, Cagli come due, Montefeltro, e Massa insieme come due), la metà de quali 200 ducati, o le due parti vorrebbe, che si dispensassero in maritar mamole, ed il residuo in buone ed oneste limosine; nella qual dispensa vuole, che assieme coi Rettori siano ad Urbino Frate Jacomo, che sta in S. Donato, o il Guardiano, che sarà poi, e Frate Pietro da Pisa, o chi sarà in suo luogo. A Gubbio etc. etc. etc. Dandosi a Federico la Metola, sia valida e ferma la sentenza sulla questione dei confini tra Casteldurante e S. Angelo. Qualora venisse a mancare totalmente la linea di detto Conte lascia la detta Fraternita sua erede universale, dispensando ogn’anno come sopra.
Testimonj sottoscritti Bonifazio degli Alfani da Rieti, Samuele Tomacelli da Napoli, Battista di Giovanni de Prefetti da Vetrella, Antonio di Rigo degli Stati d’Urbino Notaro e Camerlengo del Conte, Francesco di Giovanni de Prefetti da Vico, Niccolò di Petruccio da Gubbio Cittadino d’Urbino Notaro e Camerlengo del detto Conte, Bartolo di Pietro dal Castello di Talacchio abitante in Urbino Notaro (il sigillo di due Prefetti era un aquila [sic] con sette pallotte), Bartolomeo del quondam Brugaldino di Messer Martino degli Antaldi della Quadra di S. Croce Notaro sotto il dì 5 Maggio 1445 cavò la detta particola del detto testamento confermato anche col Codicillo per mano di detto Bartolomeo per ordine del Conte Federico figlio ed erede di detto Guidantonio, colla licenza del Dottor Giovanni di Messer Adriano de Puglioli da Gubbio Vicario, e Giudice delle maggiori cause civili d’Urbino; come pure coll’autorità, e licenza del Consiglio generale d’Urbino; e premesse le citazioni a suon di tromba avanti alla porta del Palazzo Residenza del Podestà, e del detto Vicario, nella Quadra del Vescovato presso la Piazza maggiore, essendo presenti il Dottor Giovanni dalla Valle, Messer Tarquinio … degli Urbani, Ser Giovanni di Messer Matteo, Ser Roberto degli Orselli et.
La Contessa Rengarda Malatesti prima moglie del Conte Guidantonio sotto il dì 24 Settembre 1423 fa il suo testamento, in cui si lascia sepolta a S. Francesco d’Urbino, al quale luogo lascia 25 lire per l’Infermaria; lascia ai luoghi di S. Domenico, e di S. Agostino d’Urbino 15 lire per ciascuno; lascia al luogo di S. Pietro Celestino, alla Chiesa Cattedrale e allo Spedale di S. Sergio 10 lire per ciascuno. Lascia ai luoghi delle Monache di S. Benedetto, di S. Caterina, di S. Lucia, di S. Maria della Torre, e di S. Agata cinque lire per ciascun Monastero. Lascia allo Spedale di S. Antonio di Trasforato della Corte della Città d’Urbino 10 lire; lascia al luogo di S. Ambrogio di Gubbio etc. etc. etc. Lascia la metà dell’eredità di Giovanna moglie di Gaspare di Galaoto Malatesti allo Spedale di S. Spirito di Rimino etc. ed al luogo degli Eremiti poveri in Urbino che si fabbrica dal Venerabil Uomo Fra Pietro da Pisa. Di più lascia al detto Fra Pietro, ed ai suoi compagni Poveri eremiti tutti i beni, che la Testatrice comprò nel Castello, e nella Corte di Talacchio, e di Colbordolo da Antonio di Vagnino da Talacchio. Lascia alla Fraternita di S. Maria della Misericordia di Piandimercato d’Urbino tutti i beni, che la Testatrice comprò e possiede nella contrada di Magliano nel Territorio di Cagli. Lascia etc. In tutti gl’altri beni instituisce erede universale il detto Conte Guidantonio, dopo la morte del quale gli sostituisce la ditta Fraternita d’Urbino i cui Rettori debbano distribuire secondo le disposizioni di detto Guidantonio suo marito. Rog Bartolomeo degli Antaldi della Quadra di S. Croce d’Urbino nelle case del detto Conte poste nella Quadra di Porta Nova presso la piazza maggiore, essendo presenti Fra Angelo … da Giaiolo d’Urbino Francescano, Fra Bartolomeo Nicoluccio Domenicano, i due Dottori in medicina Mastro Giovanni di Mastro Simone da S. Marino Cittadino d’Urbino, e Mastro Agostino di Mastro Antonio de Maurizj d’Urbino, il Nobil Uomo Battista di Giovanni de Prefetti abitante in Urbino, Ser Tommaso di Mastro Vanne de Catoni, e Ser Antonio di Rigo degli Stati d’Urbino testimonj.
La detta Testatrice morì li 13 Ottobre 1423 come fu notificato al detto Notajo, che presentò il Testamento al Registro sotto il dì 11 Novembre, come nel Pubblico Archivio alla Quadra di S Croce 1423 a paragrafo 11.»
Corradini, Antonio, Spoglio delle pergamene urbinati (copia di Antonio Rosa), manoscritto cartaceo, legato in cartone, secolo XIX, millimetri 305 x 220, volume II, carte 109 recto – 111 recto (segnatura di collocazione ‘Urbino 107’).
Physical type: Rotolo
Extrinsic description: 
La pergamena risulta divisa al centro in due parti.
I tratti scrittori sono particolarmente sbiaditi e in parte poco leggibili.
Preservation status: 
Pessimo
Language: Latino
Project: Attività di acquisizione ottico digitale del Fondo Antico dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo 
Appears in Collections:1.1 Sezione Pergamene

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