SBArx-MCM-DF-M-001 Ricerca sui cordai di Jesi (AN) (informatore 1)
Identifier
SBArx-MCM-DF-M-001
Fonds
Content
Una studentessa e un collaboratore intervistano per una ricerca il primo informatore, cordaio di Jesi (AN), che racconta il proprio mestiere. Interviene un altro partecipante, anch'egli cordaio.
[00:00:00.00] Prima dell'intervista vera e propria, l'informatore descrive alcuni strumenti del mestiere, tra cui il garbino, mostrando anche alcune fotografie. Parla inoltre dei luoghi in cui lavorava e della raccolta della canapa. Alla conversazione partecipa anche un altro cordaio.
[00:01:54.89] L'intervistatrice si presenta e introduce l'informatore, cordaio di Piazza del Prato, illustrando la propria ricerca sui cordai. Il cordaioracconta quindi i suoi primi anni di vita e la tradizione familiare legata al mestiere.
[00:03:36.48] L'intervistatrice gli chiede di ricordare come affrontasse le intemperie, dal caldo estivo al freddo invernale, e parla del numero elevato di persone che lavoravano alla produzione delle corde nel quartiere e dell'operosità della città di Jesi. L'informatore riflette anche sulla propria salute e descrive una tipica giornata lavorativa, dalle quattro del mattino all'una.
[00:08:28.22] L'informatore chiarisce che i cordai erano i primi ad alzarsi, seguiti dai canapini, che pettinavano i fili. Spiega inoltre le differenze tra i vari tipi di canapa, in particolare quella romagnola e quella campana, e parla dei diversi fornitori. Riprende poi il racconto della propria giornata lavorativa, soffermandosi sulle attività serali.
[00:13:25.19] L'intervistatrice chiede di spiegare il processo di produzione delle corde. L'informatore parte dalla scelta della canapa, effettuata in base al tipo di corda e al numero di fili, tre o quattro, e descrive l'impiombatura. Mostra quindi le attrezzature utilizzate, tra cui le forme, le girelle, il garbino e la ruota, illustrandone il funzionamento, i materiali e il numero di cordai che potevano lavorare contemporaneamente a una ruota, generalmente tre o quattro. Parla inoltre dei rocchetti di legno.
[00:21:49.56] L'intervistatrice chiede quali siano le differenze tra spago e corda, più spessa, e confronta i rispettivi processi di produzione. Il cordaio illustra anche la funzione del "ferro", uno strumento utilizzato per produrre corde più grandi, e del garbino, un particolare uncino.
[00:25:51.45] L'intervistatrice cerca di riassumere il processo di lavorazione e l'informatore interviene per spiegarlo nuovamente. Parla inoltre di un documentario dedicato al mestiere del cordaio e del riutilizzo degli scarti per realizzare corde destinate a legare le bestie. L'intervistatrice chiede infine quale fosse il costo medio delle corde, circa sei lire.
[00:30:16.35] L'intervistatrice chiede se venissero utilizzati altri materiali, ma l'informatore conferma che si impiegava esclusivamente la canapa, acquistata a peso sotto forma di matasse o rotoli. L'altro partecipante domanda se le corde avessero nomi specifici e l'informatore spiega che alcune denominazioni erano usate soprattutto per le corde destinate ai lavori agricoli, come il cavezzone.
[00:36:06.01] Il collaboratore, osservando un libro, chiede all'informatore il significato di alcuni termini, tra cui legnolo e cavezzone, senza però ottenere risposta per tutti. L'informatore racconta quindi come venisse coltivata e curata la canapa in Romagna, soprattutto nelle zone vicine ai fiumi, e spiega la differenza tra le piante "maschio" e "femmina", soffermandosi sul loro diverso spessore. Parla infine del riutilizzo delle parti legnose della pianta come combustibile per riscaldarsi.
[00:43:42.20] L'informatore prosegue il racconto parlando della propria famiglia, dei figli e delle figlie, e aggiunge diversi aneddoti legati anche ad altre famiglie della zona.
[00:47:52.23] Si parla dei cordai di Orciano, meno numerosi rispetto a quelli di Jesi. Il cordaio indica invece le zone in cui svolgeva la propria attività commerciale, tra Morro d'Alba, Ostra e Falconara, e racconta alcuni episodi legati al problema del bere durante il lavoro.
[00:51:23.62] L'intervistatrice chiede come funzionassero le fiere. L'informatore descrive in particolare l'organizzazione della fiera di Piazza del Prato a Jesi, parlando dei vari negozianti e dei principali clienti dei cordai, tra cui muratori, contadini, camionisti e pescatori.
[00:57:47.62] Il collaboratore chiede quale fosse l'abbigliamento da lavoro, generalmente una tuta o pantaloni comuni, di lana durante l'inverno. L'intervistatrice chiede quindi di descrivere l'evoluzione del mestiere del cordaio e l'informatore parla dapprima dell'avvento dei macchinari, capaci di produrre quintali di corde al giorno, e successivamente della diffusione del cotone. Riprende inoltre il discorso sui clienti, soffermandosi sulle corde e sullo spago utilizzati dai marinai, preferibilmente in sisal.
[01:05:07.41] Il cordaio mostra alcuni scarti dello spago utilizzato in campagna e diversi tipi di corde, in canapa, sisal e stoppa, impiegate anche da stagnini e idraulici.
[00:00:00.00] Prima dell'intervista vera e propria, l'informatore descrive alcuni strumenti del mestiere, tra cui il garbino, mostrando anche alcune fotografie. Parla inoltre dei luoghi in cui lavorava e della raccolta della canapa. Alla conversazione partecipa anche un altro cordaio.
[00:01:54.89] L'intervistatrice si presenta e introduce l'informatore, cordaio di Piazza del Prato, illustrando la propria ricerca sui cordai. Il cordaioracconta quindi i suoi primi anni di vita e la tradizione familiare legata al mestiere.
[00:03:36.48] L'intervistatrice gli chiede di ricordare come affrontasse le intemperie, dal caldo estivo al freddo invernale, e parla del numero elevato di persone che lavoravano alla produzione delle corde nel quartiere e dell'operosità della città di Jesi. L'informatore riflette anche sulla propria salute e descrive una tipica giornata lavorativa, dalle quattro del mattino all'una.
[00:08:28.22] L'informatore chiarisce che i cordai erano i primi ad alzarsi, seguiti dai canapini, che pettinavano i fili. Spiega inoltre le differenze tra i vari tipi di canapa, in particolare quella romagnola e quella campana, e parla dei diversi fornitori. Riprende poi il racconto della propria giornata lavorativa, soffermandosi sulle attività serali.
[00:13:25.19] L'intervistatrice chiede di spiegare il processo di produzione delle corde. L'informatore parte dalla scelta della canapa, effettuata in base al tipo di corda e al numero di fili, tre o quattro, e descrive l'impiombatura. Mostra quindi le attrezzature utilizzate, tra cui le forme, le girelle, il garbino e la ruota, illustrandone il funzionamento, i materiali e il numero di cordai che potevano lavorare contemporaneamente a una ruota, generalmente tre o quattro. Parla inoltre dei rocchetti di legno.
[00:21:49.56] L'intervistatrice chiede quali siano le differenze tra spago e corda, più spessa, e confronta i rispettivi processi di produzione. Il cordaio illustra anche la funzione del "ferro", uno strumento utilizzato per produrre corde più grandi, e del garbino, un particolare uncino.
[00:25:51.45] L'intervistatrice cerca di riassumere il processo di lavorazione e l'informatore interviene per spiegarlo nuovamente. Parla inoltre di un documentario dedicato al mestiere del cordaio e del riutilizzo degli scarti per realizzare corde destinate a legare le bestie. L'intervistatrice chiede infine quale fosse il costo medio delle corde, circa sei lire.
[00:30:16.35] L'intervistatrice chiede se venissero utilizzati altri materiali, ma l'informatore conferma che si impiegava esclusivamente la canapa, acquistata a peso sotto forma di matasse o rotoli. L'altro partecipante domanda se le corde avessero nomi specifici e l'informatore spiega che alcune denominazioni erano usate soprattutto per le corde destinate ai lavori agricoli, come il cavezzone.
[00:36:06.01] Il collaboratore, osservando un libro, chiede all'informatore il significato di alcuni termini, tra cui legnolo e cavezzone, senza però ottenere risposta per tutti. L'informatore racconta quindi come venisse coltivata e curata la canapa in Romagna, soprattutto nelle zone vicine ai fiumi, e spiega la differenza tra le piante "maschio" e "femmina", soffermandosi sul loro diverso spessore. Parla infine del riutilizzo delle parti legnose della pianta come combustibile per riscaldarsi.
[00:43:42.20] L'informatore prosegue il racconto parlando della propria famiglia, dei figli e delle figlie, e aggiunge diversi aneddoti legati anche ad altre famiglie della zona.
[00:47:52.23] Si parla dei cordai di Orciano, meno numerosi rispetto a quelli di Jesi. Il cordaio indica invece le zone in cui svolgeva la propria attività commerciale, tra Morro d'Alba, Ostra e Falconara, e racconta alcuni episodi legati al problema del bere durante il lavoro.
[00:51:23.62] L'intervistatrice chiede come funzionassero le fiere. L'informatore descrive in particolare l'organizzazione della fiera di Piazza del Prato a Jesi, parlando dei vari negozianti e dei principali clienti dei cordai, tra cui muratori, contadini, camionisti e pescatori.
[00:57:47.62] Il collaboratore chiede quale fosse l'abbigliamento da lavoro, generalmente una tuta o pantaloni comuni, di lana durante l'inverno. L'intervistatrice chiede quindi di descrivere l'evoluzione del mestiere del cordaio e l'informatore parla dapprima dell'avvento dei macchinari, capaci di produrre quintali di corde al giorno, e successivamente della diffusione del cotone. Riprende inoltre il discorso sui clienti, soffermandosi sulle corde e sullo spago utilizzati dai marinai, preferibilmente in sisal.
[01:05:07.41] Il cordaio mostra alcuni scarti dello spago utilizzato in campagna e diversi tipi di corde, in canapa, sisal e stoppa, impiegate anche da stagnini e idraulici.
Author(s)
Agent(s)
Place Of Detection
Date Issued
July 10, 1996
Language
Italiano
Altra
Notes
Area dell'identificazione
– Segnatura: SBArx-MCM-DF-M-001
– Consistenza dell’unità documentaria: 01:07:31 di 1 audiocassetta (SBArx-AC-076)
– Segnatura: SBArx-MCM-DF-M-001
– Consistenza dell’unità documentaria: 01:07:31 di 1 audiocassetta (SBArx-AC-076)
Area del contesto
– Storia archivistica dell’unità documentaria: A seguito della donazione del fondo, è stata creata una strutturazione archivistica che ha introdotto un principio di ordinamento non esistente nella situazione del soggetto produttore e che consiste in 10 serie, 5 sottoserie e 3 sotto-sottoserie. I supporti sono stati digitalizzati nel Laboratorio audio-video dell'Università di Urbino e descritti utilizzando i metadati provenienti dal progetto Archivio Vi.Vo., implementati in seguito all'interno di SDH
– Modalità di acquisizione e versamento dell’unità documentaria: Donazione del Fondo audiovisivo Sanzio Balducci di Sanzio Balducci all'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo da parte del prof. Sanzio Balducci (Delibera CdA n. 44 del 28/02/2023)
– Storia archivistica dell’unità documentaria: A seguito della donazione del fondo, è stata creata una strutturazione archivistica che ha introdotto un principio di ordinamento non esistente nella situazione del soggetto produttore e che consiste in 10 serie, 5 sottoserie e 3 sotto-sottoserie. I supporti sono stati digitalizzati nel Laboratorio audio-video dell'Università di Urbino e descritti utilizzando i metadati provenienti dal progetto Archivio Vi.Vo., implementati in seguito all'interno di SDH
– Modalità di acquisizione e versamento dell’unità documentaria: Donazione del Fondo audiovisivo Sanzio Balducci di Sanzio Balducci all'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo da parte del prof. Sanzio Balducci (Delibera CdA n. 44 del 28/02/2023)
Area relativa alle condizioni di accesso e di utilizzazione
– Condizioni che regolano l’accesso all’unità documentaria: Previa richiesta al Settore Biblioteche di Ateneo dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
– Condizioni che regolano la riproduzione dell’unità documentaria: È vietata la riproduzione, anche parziale, dei materiali senza il consenso dei detentori dei diritti
– Condizioni che regolano l’accesso all’unità documentaria: Previa richiesta al Settore Biblioteche di Ateneo dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
– Condizioni che regolano la riproduzione dell’unità documentaria: È vietata la riproduzione, anche parziale, dei materiali senza il consenso dei detentori dei diritti
Area delle informazioni relative a documentazione collegata
– Esistenza e localizzazione degli originali: Laboratorio audio-video dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
– Esistenza e localizzazione di copie: Laboratorio audio-video dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
– Bibliografia: -
– Esistenza e localizzazione degli originali: Laboratorio audio-video dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
– Esistenza e localizzazione di copie: Laboratorio audio-video dell'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
– Bibliografia: -
Area di controllo della descrizione
– Archivista/compilatore: Elia Bedussi
– Archivista/compilatore: Elia Bedussi
Keywords
Mestieri tradizionali
Cordaio
Jesi
License
CC BY-NC-ND
File Type
Audio
Event Time
01:07:31
Audio/Video File Encoding
audio/mp3
Number Of Channels
2 ch
Sample Rate
48 KHz
Bits Per Sample
24 bit
Physical Description Of The Medium
Nastro magnetico (audiocassetta)
Preservation Status
Buono
Digital tools
– Software: WavePad Software Editor Audio
– Altoparlanti: M-Audio BX4BT
– Registratore: Studer A807 Recorder-Reproducer
– Scheda audio: Komplete Audio 6 MK2
– Mixer: Allen&Heath ZEDi10FX
– Altoparlanti: M-Audio BX4BT
– Registratore: Studer A807 Recorder-Reproducer
– Scheda audio: Komplete Audio 6 MK2
– Mixer: Allen&Heath ZEDi10FX
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File / Documentation![]()
Name
SBArx-MCM-DF-M-001.mp3
Size
83.6 MB
Format
MP3
Checksum (MD5)
32175db7d9000bf2fddfc4a456df6d11

